venerdì 15 dicembre 2017

Migranti sulla terra


L’onda della marea dei rifugiati, non un semplice passo di oche
selvatiche, gli occhi di carbone nei vagoni merci, le facce 
smunte, e in particolare lo sguardo fisso dei bambini
emaciati, gli enormi fardelli che traversano i ponti, gli assali 
che cricchiano con un suono di giunture e di ossa, la macchia scura
che passa le frontiere sulle carte geografiche e ne dissolve le forme,
come succede ai corpi dei morti dentro le fosse di calce, o come
fa il pacciame luccicante che si disfa sotto i piedi in autunno
nel fango, mentre il fumo di un cipresso segnala Sachenhausen,
e quelli che non stanno sopra un treno, che non hanno muli o cavalli,
quelli che hanno messo la sedia a dondolo e la macchina per cucire
sul carretto a mano perché da tempo le bestie hanno lasciato
i loro campi al galoppo per tornare alla mitologia del perdono,
alle campane di pietra sui ciottoli della domenica e al cono
della guglia del campanile aranciato che buca le nubi sopra i tigli,
quelli che appoggiano la mano stanca sulla sponda del carro
come sul fianco del mulo, le donne con la faccia di selce
e gli zigomi di vetro, con gli occhi velati di ghiaccio che hanno
il colore degli stagni dove posano le anitre, e per le quali
c’è un solo cielo e una sola stagione nel corso di un anno
ed è quando il corvo come un ombrello rotto sbatte le ali,
si sono tutti ridotti alla comune e incredibile lingua
della memoria, e questa gente che non ha una casa e nemmeno
una provincia parla delle fonti limpide e parla delle mele,
e del suono del latte in estate dentro le zangole piene,
e tu da dove vieni, da quale regione, io conosco
quel lago e anche le locande, la birra che si beve,
e quelle sono le montagne dove riponevo la mia fede,
ma adesso sulla carta, che è simile a un mostro, altro non si vede
che una rotta che ci porta verso il Nulla, anche se sul retro
c’è la veduta di un posto che si chiama la Valle del Perdono,
dove il solo governo è quello dell’albero dei pomi e le forze
schierate dell’esercito sono gli striscioni di orzo
all’interno di umili tenute, e questa è la visione
che a poco a poco si restringe dentro le pupille
di chi muore e di chi si abbandona in un fosso,
rigido e con la fronte che diventa fredda come le pietre
che ci hanno bucato le scarpe e grigia come le nuvole
che quando il sole si leva, si trasformano subito in cenere
sopra i pioppi e sopra le palme, nell’ingannevole aurora
di questo nuovo secolo che è il vostro.
("Migranti" di Derek Walcott)



"Scusa, scusa, signora scusami, questa è metro per stazione?"
"Sì, è questa" faccio alla signora trafelata in buona parte già dentro al vagone e con il resto del corpo ancora fuori le porte che incombevano, come potesse fermare la metropolitana intera. 
(Di qua o di là. Roba di istanti).
"Entri, entri. Anche io vado alla stazione ma dobbiamo cambiare e prendere la linea B" le dico incrociando i suoi occhi supplicanti e grati. "Non si preoccupi. E' il treno giusto"
"O mamma mia, signora, è da stamattina che corro" e si sventola con un incartamento che dichiarava solo rogne, un plico dentro una cartellina trasparente da cui intravedo un passaporto.
"Ufff... dalle quattro sono in giro per passaporto mia filia. Mia filia, picula, ora con la nonna e zia, rimaste a Civitavecchia. E ora io devo tornare a Civitavecchia da loro con passaporto giusto..."
Che le sarà capitato, penso mentre le sorrido guardinga. Ho fretta, non voglio rogne, sono pure stanca (No grazie, casi umani o collette per non so chi non ora, ti prego...)
Ma lei è una raffica: "Dalle quattro! Prima pulmann da Termoli a Civitavecchia per prendere nave crociera. Noi quattro, mia madre, mia filia e mia sorela per viaggio crociera mediterranea", mi fa con la faccia fiera "ma..." e qui l'espressione diventa tristissima, come un cartone animato (si diventa cartoni animati se le lingue non si conoscono perfettamente), "ma sul passaporto di mia filia hanno scritto Alessia e non Alexia come su documento giusto e quindi mi hanno detto di andare ambasciata a Roma, e fare cambiare. Stamattina ero ambasciata, Roma è enorme, troppo dificile capire, paura di perdere me. Meno male che incontro signora gentile..."
"Da dove venite?" chiedo scandendo le parole, anche io in modalità cartone animato.
"Santo Domingo! Bellissimo! Ma a Termoli bello uguale, e mia filia nata a Termoli e mia madre venuta qui con mia sorela. Lavoro in un albergo, sul mare. Albergo bello e ora anche molto lavoro per terremoto. Mooolto lavoro! (faccia da cartone) e allora riposo in crociera per noi. Era un'offerta super, cinque giorni in Mediterraneo ..."
"Ecco, scendiamo qui"
Percorriamo i meandri della linea B in fila una dietro l'altra, la metro è piena di gente, una signora minuta e tondetta dai bellissimi occhi neri che sorride e parla ad alta voce mi sta seguendo come un anatroccolo con un passaporto in mano e il foglio timbrato con la correzione. 
A una festa caraibica in formato donna che si chiama Giusy pronta per la sua crociera con la piccola Alessia, nata qui e ancora inconsapevole della burocrazia che l'aspetta, buon viaggio!

(Ius soli - Giusy e Alessia)

giovedì 14 dicembre 2017

Il biotestamento del preserale



Addosso al viso mi cadono le notti
e anche i giorni mi cadono sul viso.
Io li vedo come si accavallano
formando geografie disordinate:
il loro peso non è sempre uguale,
a volte cadono dall'alto e fanno buche,
altre volte si appoggiano soltanto
lasciando un ricordo un po’ in penombra.
Geometra perito io li misuro
li conto e li divido
in anni e stagioni, in mesi e settimane.
Ma veramente aspetto
in segretezza di distrarmi
nella confusione perdere i calcoli,
uscire di prigione
ricevere la grazia di una nuova faccia.


Ieri sera ho visto alla tv un quiz di quelli col montepremi, nella fascia denominata preserale, uno show blu elettrico condotto da Enrico Papi, lo ricordate? Uno che ride. Nella sua trasmissione i concorrenti devono indovinare l'età di qualcun'altro. 
Ieri si trattava di quella di una signora, sadicamente impupazzata per l'occasione (parrucchiere, capelli platino, rossetto su labbra grinzose) che, per un qualche compenso (a quanto mai ammonterà?) si era resa complice di tale spettacolo e se ne stava lì ben illuminata, in mezzo al palco. Si sottoponeva a sberleffi e alle angherie investigative: "agiti gli avambracci!" per vedere quanto ancora tonici, per dirne una... 
In studio si rideva molto, si ammiccava, si faceva gomitino...

Lo show di uno Stato beffardo che finalmente sta legiferando in materia di bio testamento per l'intero suo pubblico. (QUI) 

(La Ruota della Fortuna)

mercoledì 13 dicembre 2017

Costituzione Art. VI


Art. 6 
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. 

“Due bambini, nella pace del cortile, giocavano a inventare una lingua speciale per poter parlare tra loro senza far capire nulla agli altri. “Brif braf”, disse il primo. “Braf brof” rispose il secondo. E scoppiarono a ridere. Su un balcone del primo piano c’era un vecchio buon signore a leggere il giornale, e affacciata alla finestra dirimpetto c’era una vecchia signora né buona né cattiva. “Come sono sciocchi quei bambini”, disse la signora. Ma il buon signore non era d’accordo: ” Io non trovo”. “Non mi dirà che ha capito quello che hanno detto”. “E invece ho capito tutto. Il primo ha detto: “che bella giornata”. Il secondo ha risposto: “domani sarà ancora più bello”. La signora arricciò il naso ma stette zitta, perchè i bambini avevano ricominciato a parlare nella loro lingua. “Maraschi, barabaschi, pippirimoschi”, disse il primo. “Bruf”, rispose il secondo. E giù di nuovo a ridere tutti e due.”
(Gianni Rodari da Favole al telefono- Brif bruf braf)


(vocabolario)
Nota
Ho cercato un frammento tratto da un'opera letteraria italiana che dialoghi con ognuno dei primi dodici articoli della nostra Costituzione. È un lavoro pensato - lo ammetto - per me, ma anche per il blog e per Radio3, tanto che nella giornata del 22 dicembre li ascolterete tutti e uno dopo l'altro, letti dalla splendida voce di Tommaso Ragno. Leggerli o ascoltarli può rivelare qualcosa di nuovo. Come con le parole degli autori scelti che si accendono, se calate nella nostra contemporaneità, di nuova empatia. E la mia foto, ovvio.

martedì 12 dicembre 2017

Costituzione Art.V


Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

«Rosa fresca aulentis[s]ima ch’apari inver’ la state,
 le donne ti disiano, pulzell’e maritate:
 tràgemi d’este focora, se t’este a bolontate;
 per te non ajo abento notte e dia,
penzando pur di voi, madonna mia.»
(Cielo d’Alcamo Rosa fresca e aulentissima)

(Autonomie locali)
Nota
Ho cercato un frammento tratto da un'opera letteraria italiana che dialoghi con ognuno dei primi dodici articoli della nostra Costituzione. È un lavoro pensato - lo ammetto - per me, ma anche per il blog e per Radio3, tanto che nella giornata del 22 dicembre li ascolterete tutti e uno dopo l'altro, letti dalla splendida voce di Tommaso Ragno. Leggerli o ascoltarli può rivelare qualcosa di nuovo. Come con le parole degli autori scelti che si accendono, se calate nella nostra contemporaneità, di nuova empatia. E la mia foto, ovvio.

lunedì 11 dicembre 2017

Costituzione Art.IV


Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

S'erano radunati su un pianerottolo, seduti in cerchio. - Si può sapere cosa state complottando? - chiese Marcovaldo.
- Lasciaci in pace, papà, dobbiamo preparare i regali.
- Regali per chi?
- Per un bambino povero. Dobbiamo cercare un bambino povero e fargli dei regali.
- Ma chi ve l'ha detto?
- C'è nel libro di lettura.
Marcovaldo stava per dire: " Siete voi i bambini poveri! ", ma durante quella settimana s'era talmente persuaso a considerarsi un abitante del Paese della Cuccagna, dove tutti compravano e se la godevano e si facevano regali, che non gli pareva buona educazione parlare di povertà, e preferì dichiarare: - Bambini poveri non ne esistono più!
S'alzò Michelino e chiese: - È per questo, papà, che non ci porti regali?
Marcovaldo si sentí stringere il cuore. - Ora devo guadagnare degli straordinari, - disse in fretta, - e poi ve li porto.
(Italo Calvino Marcovaldo)

(Un Marcovaldo)





Nota
Ho cercato un frammento tratto da un'opera letteraria italiana che dialoghi con ognuno dei primi dodici articoli della nostra Costituzione. È un lavoro pensato - lo ammetto - per me, ma anche per il blog e per Radio3, tanto che nella giornata del 22 dicembre li ascolterete tutti e uno dopo l'altro, letti dalla splendida voce di Tommaso Ragno. Leggerli o ascoltarli può rivelare qualcosa di nuovo. Come con le parole degli autori scelti che si accendono, se calate nella nostra contemporaneità, di nuova empatia. E la mia foto, ovvio.

venerdì 8 dicembre 2017

Costituzione Art.III


Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di
condizioni personali e sociali.

Anche tu sei l’amore.
Sei di sangue e di terra
come gli altri. Cammini
come chi non si stacca
dalla porta di casa.
Guardi come chi attende
e non vede. Sei terra
che dolora e che tace.
Hai sussulti e stanchezze,
hai parole – cammini
in attesa. L’amore
è il tuo sangue – non altro. 
("Anche tu sei l'amore" di Cesare Pavese)


(Uguali)


Nota
Ho cercato un frammento tratto da un'opera letteraria italiana che dialoghi con ognuno dei primi dodici articoli della nostra Costituzione. È un lavoro pensato - lo ammetto - per me, ma anche per il blog e per Radio3, tanto che nella giornata del 22 dicembre li ascolterete tutti e uno dopo l'altro, letti dalla splendida voce di Tommaso Ragno. Leggerli o ascoltarli può rivelare qualcosa di nuovo. Come con le parole degli autori scelti che si accendono, se calate nella nostra contemporaneità, di nuova empatia. E la mia foto, ovvio.

giovedì 7 dicembre 2017

Costituzione Art. II


Art. II
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.


“Narrasi che tutti gli uomini che da principio popolarono la terra, fossero creati per ogni dove a un medesimo tempo, e tutti bambini, e fossero nutricati dalle api, dalle capre e dalle colombe nel modo che i poeti favoleggiarono dell'educazione di Giove. E che la terra fosse molto più piccola che ora non è, quasi tutti i paesi piani, il cielo senza stelle, non fosse creato il mare, e apparisse nel mondo molto minore varietà e magnificenza che oggi non vi si scuopre. Ma nondimeno gli uomini compiacendosi insaziabilmente di riguardare e di considerare il cielo e la terra, maravigliandosenesopra modo e riputando l'uno e l'altra bellissimi e, non che vasti, ma infiniti, così di grandezza come di maestà e di leggiadria; pascendosi oltre a ciò di lietissime speranze, e traendo da ciascun sentimento della loro vita incredibili diletti, crescevano con molto contento, e con poco meno che opinione di felicità.”
(Giacomo Leopardi Operette morali – incipit)



(Terra piccola)

Nota
Ho cercato un frammento tratto da un'opera letteraria italiana che dialoghi con ognuno dei primi dodici articoli della nostra Costituzione. È un lavoro pensato - lo ammetto - per me, ma anche per il blog e per Radio3, tanto che nella giornata del 22 dicembre li ascolterete tutti e uno dopo l'altro, letti dalla splendida voce di Tommaso Ragno. Leggerli o ascoltarli può rivelare qualcosa di nuovo. Come con le parole degli autori scelti che si accendono, se calate nella nostra contemporaneità, di nuova empatia. E la mia foto, ovvio.