giovedì 21 giugno 2018


Senza di te,
in verità, i boschi
son troppo ampi!
(Issa 1762-1826)


"Anvedi, me stavo p'ammazzà" dice sedendosi a piombo sul sedile quello più alto dei due, dopo essere quasi caracollato sull'altro per una frenata improvvisa dell'autobus.
"Mèttete qua, va" sogghigna l'amico.
Sono seduti davanti a me, identici, stesso ciuffo scolpito, stessi tatuaggi, stesso telefonino da compulsare, stessa aria di chi conosce la vita dall'alto dei sedici anni.
Non proprio dei secchioni, direi. Più frequentatori di baretti all'angolo o di curve dello stadio per urlarci dentro la domenica. 
Lei. Appare dopo una fermata. È appena salita, li raggiunge venendo verso di noi.
C'ero anch'io ma loro tre non lo sapevano.
È scura di pelle, stessa età. Occhi seri sulla bocca sorridente, un piercing sul naso. Iniziano a chiacchierare un po' a mugugni, un po' a risate, un po' mostrandosi lo screen del telefonino.
"E che mica lo so daa prossima settimana" sento che dice lei sotto i cento fermaglietti che ha in testa "È mi' padre che me deve ffa capì come se fa, ma non se capisce gnente. Figurate, capace che se me scade me ne devo annà e tornà laggiù. Perchè io so' itagliana ma me scade..."
"Ma che, davero te ne devi annà?" Dice uno dei due ragazzi con la voce che gli esce da sola dalla bocca che intravedo mezza aperta, sospesa. 
Anche l'altro, che ora lo guarda sgomento e poi guarda lei, scuote quell'opossum di capelli con aria persa. Le facce che vorrebbero essere da cattivissimi, i tatuaggi con i gladiatori non fanno paura a nessuno. Loro non vogliono fare paura a nessuno, figurati a lei.
"E che sse fa?"
"Boh, qualcosa se inventàmo, io nun ce capisco gnente. Ecco semo arrivati, scennemo va."
"E sì, qualcosa se inventamo"
I boschi sono troppo ampi, senza di te!
Li vedo, i tre. Veloci verso il corso con i negozi, magari la prossima volta quelle scarpe fichissime me le compro, vedo la lattina condivisa, gli scherzi a lei, le prove di abbraccio di uno dei due.
Un po' sono felice.
Qualcosa, loro tre, si inventeranno.

(Bosco romano)

mercoledì 20 giugno 2018

Giornata del Rifugiato


Seppellirti è
poi mangiarti
nella terra

portarti a casa
nei capelli come
polline
(Elisa Biagini)


Ieri ho portato a casa due piante acquistate la mattina al mercato. Resisteranno al viaggio in motorino, all'attesa in redazione, a un altro viaggio in motorino, sempre più spettinate, i chicchetti di lavanda nel vento, i fiori dell'ibiscus che raggrinzivano, resisteranno? Scegliendole immaginavo il mio balcone un po' più estivo, più ottimista, e sistemandole nei vasi mi sono sentita come l'omino di Mordillo che annaffia il suo centimetro di verde nella vignetta grigia. 
Ci ho provato a sognare una cosa bella tipo un giardino, ci ho provato anche ieri nel giorno delle grida dei bambini al confine messicano, ci provo anche oggi. 


(censimento amato)

martedì 19 giugno 2018

Ti guardo come fossi un tuo ritratto

"Ti guardo come fossi un tuo ritratto
gli occhi fermi ai tuoi occhi, da quest'ora

di pioggia e vento forte che non smette.
Cerco parole che non ci saranno

a dire quel che voce non può dire,
quel che si tace solo per paura

d'essere come siamo, al nostro meglio,
specchio d'un sogno che può farsi vero"
(Francesco Scarabicchi)


La raccolta "L'esperienza della neve" ha una sezione che si intitola "Missive" da cui estraggo questa lettera poetica. La invio ai rom, ai sinti, ai camminanti. Chi legge, sostituisca a sogno, la parola incubo. Otterrà il mio stato d'animo.


(un programma politico)





  

lunedì 18 giugno 2018

Che tempo fa


Io non so cantare lo zelo
della formica immortale.
Più vicino alla mia sorte
è lo stridore della cicala
che trema fino alla morte.
nel tempo mio diletto
mi confidavo a quell'ira
insistente che mi assopiva
con la cicala nel petto.
Ora nello sfacelo
della mia giornata mi resta
un po' di polvere in pugno,
ma tanto vale la tua spoglia
che ancora risento quel melo
stormire e nell'aria di giugno
la tua allegria funesta
nascere dietro una foglia.
(Leonardo Sinisgalli)


Che bello ritrovarsi a metà tra la primavera che sta passando e il primo caldo estivo, in questo clima che per pochi giorni ancora sa di golfino. Starei tanto bene se non fosse per i bollori razzisti e le caldane populiste, per le raffiche fasciste che mi fanno sudare freddo, quel loro vento mefitico che sento di continuo nelle orecchie, nel naso e negli occhi. Anche se il panorama è bello. 


(nell'aria di giugno 2018)







venerdì 15 giugno 2018

Zeichen ha da ridire su tutto



Zeichen ha da ridire su tutto,
anche sulla mia casa, proprio lui!
che vive in una baracca da abusivo,
e non possiede nientedimeno che
il suo squattrinato snobismo (…)
Intanto va a girare la salsa
nel cesso, dove cucina, sempre
in omaggio alle sue strampalate
teorie dell’eterno ritorno.
Mi sollecita a scrivere su di lui,
ma vista la sua condizione
andrebbe raccomandato a un poeta
del realismo socialista.
Qualcuno bussa alla porta del cesso
cucina, urge un bagno;
Zeichen è tirchio con i sanitari,
crede che siano tutti dei Duchamp;
per la ragazza apre un’altra baracca
dove c’è un vero bagno con vasca,
che nega a se stesso e ad altri.
Zeichen sarebbe anche un bravo poeta
ma è troppo pigro per applicarsi.
(Dario Bellezza)


Lì abita un poeta, pensavo ogni volta passandoci davanti. 
Rompendo il mio personale incanto, ieri, nel tardo pomeriggio ci sono entrata in quella baracca da abusivo. Lo specchio anni quaranta, un pacchetto di MS, 3500 scritto a pennarello sul muro, uno zampirone a metà, lo scudetto della Lazio, un fiasco, i libri ordinati e i pentolini, la scopa, un manifesto, le torce, un walkman, gli occhiali.  
Li abitava Zeichen, ho pensato ieri, tra le sue cose. 


(Metafisica tascabile)





giovedì 14 giugno 2018

Il Ponte della Musica


Quella nuvola bianca nella sua differenza
insegue l'azzurro sempre uguale:
lentamente si straccia nella trasparenza
ma per un po' mi consola del vuoto universale.
E quando cammino per le strade
e vedo in ogni passo una partenza
vorrei accanto a me un bel viso naturale.


Mi piace molto camminare sul Ponte della Musica, proprio camminare intendo, non tanto passeggiare. E' un ponte che uso, ci attraverso il Tevere e raggiungo l'altra sponda per andare in redazione, quindi mi è utile, eppure nel farlo mi si appiccica addosso un'aria di vacanza, oziosa, come di una certa svagatezza che mi scolla dalle mie ubbie. E' come se lasciassi di là le mie preoccupazioni per raggiungere la calma dall'altra parte e viceversa al ritorno. Sarà per il legno che attutisce i passi, l'aria transatlantica o l'odore del fiume, sarà per gli incontri che faccio. Oggi un buddista sgranava il suo rosario, un modello posava per un fotografo, una tizia faceva ginnastica sul tappetino e due si baciavano.
Due che si baciano, su un ponte, si incontrano sempre.


(dentro una poesia)






  

mercoledì 13 giugno 2018

Parlare è facile



Parlare è facile, e tracciare parole sulla pagina
vuol dire, per lo più, rischiare poca cosa:
lavoro da merlettaia, ovattato,
tranquillo (perfino alla candela si potrebbe
domandare una luce più dolce, più ingannevole),
le parole sono tutte scritte con lo stesso inchiostro,
«fetore» e «fiore» per esempio sono quasi uguali,
e quando avrò ricoperto di «sangue» l’intera pagina,
lei non ne sarà macchiata,
o io ferito.

Capita dunque di provare orrore per questo gioco,
di non capire più cosa si voleva fare
giocandoci, invece di arrischiarsi fuori,
e di fare un uso migliore delle proprie mani.

Questo
è quando non ci si può più sottrarre al dolore,
quando il dolore somiglia a qualcuno che viene,
strappando il velo di fumo in cui ci si avvolge,
abbattendo uno per uno gli ostacoli, colmando
la distanza sempre più lieve – d’improvviso così vicino
che non si vede più che il suo muso più largo
del cielo.

Parlare allora sembra menzogna, o peggio: vigliacco
insulto al dolore, e inutile spreco
del poco di tempo e forze che ci resta.


Dedicato a chi dice che anche lui conosce un sacco di gente di colore, infatti mica è razzista, dice solo che i soldi per il telefonino dove li pigliano e che sono sempre eleganti e non fanno un cazzo dalla mattina alla sera.

(Il dolore somiglia a qualcuno che viene)