giovedì 5 dicembre 2019

Verso la fiera del libro


Addosso al viso mi cadono le notti
e anche i giorni mi cadono sul viso.
Io li vedo come si accavallano
formando geografie disordinate:
il loro peso non è sempre uguale,
a volte cadono dall’alto e fanno buche,
altre volte si appoggiano soltanto
lasciando un ricordo un po’ in penombra.
Geometra perito io li misuro
li conto e li divido
in anni e stagioni, in mesi e settimane.
Ma veramente aspetto
in segretezza di distrarmi
nella confusione perdere i calcoli,
uscire di prigione
ricevere la grazia di una nuova faccia.
(Da "Il cielo" di Patrizia Cavalli)

Attraversare Roma per raggiungere l'Eur, da dove abito, è un viaggio. Ma amo quella sospensione tra casa e fiera, tra quiete e caos - ciao, ciao, cosa hai pubblicato di bello, passi e ce ne parli in postazione - perchè quando compio il lungo tragitto Roma Nord-Roma Sud, quando passo un ponte o vengo ingoiata dall'eternità sbracata della mia città, mi accompagna Patrizia Cavalli e il suo tempo diventa il mio.

Geometra perito io li misuro
li conto e li divido
in anni e stagioni, in mesi e settimane.

E misuro, e conto, sono un metro dentro la metro. Mi uso, mi tendo, mi srotolo per capire la città. Centro di Roma, piazza del Popolo, il tram cigola come fosse ancorato ancora al novecento, scendo le scale, eccomi nelle viscere romane. E viaggio, e sopra di me il Colosseo, la Piramide, il Circo Massimo. Stazione Termini, Metro B, cambio direzione uscita Laurentina. Eur. I palazzi. Il Palazzetto dello Sport, Il Palazzo dei Congressi e la fuga metafisica degli archi, le leggi dello spazio catturate, il Palazzo della Civiltà del Lavoro. Luoghi misteriosi e funzionali, vetrate lucenti di uffici deserti, affacci sopra un verde progettato, meraviglioso e tetro. Giro l'angolo.
La Nuvola di Fuksas, imprigionata dentro la sua scatola di metallo come per un esperimento di crio conservazione, prova a sfidare l'eternità. Sono arrivata.


(Compagni di viaggio)



martedì 3 dicembre 2019

Giornata Internazionale delle persone con disabilità


Qua e là
ondeggia nel vento
una farfalla
(Shiki 1867-1902)

Un haiku per questo 3 dicembre, Giornata internazionale delle persone con disabilità, scritto da Shiki, il poeta zen vissuto alla fine dell'Ottocento, un giovane samurai malato ma che combatte ancora oggi, lo fa con i suoi versi. Il mondo poteva solo guardarlo dalla finestra, le condizioni fisiche gli permettevano pochi e faticosissimi spostamenti eppure ogni suo componimento ti tocca, riesce a turbare. Una farfalla, un kaki maturo, la primavera evocata da un ramo che pulsa nei germogli.
Amo Shiki, la forza temprata nell'acciaio mista alla fragilità che infonde negli haiku. Che il suo spirito arrivi a tutti i samurai che incontro per strada. Quando le ruote della carrozzina non ci passano, quando prendere un treno è un'avventura salgariana e fare pipì nel gabinetto dedicato significa la maggior parte delle volte guadare un pantano, aggrapparsi con le mani alla tavoletta, inzaccherata, e tirarsi su nel lerciume che i normodotati, egoisticamente incontinenti, hanno lasciato.

(Vite)

giovedì 28 novembre 2019

Luna a Radio3


Luna e fiori:
incomprensibile
questo mondo!
(Issa 1763-1827)

Se c'è una cosa che tenta di fare Radio3 è rendere un po' più comprensibile quello che ci circonda. 
E ieri sera ne ho avuto la prova quando, con un manipolo di colleghi, ho raggiunto la Sala M per vedere la luna.
Si teneva la registrazione di una puntata speciale di Radio3 Scienza con un grande ospite in studio, di riguardo totale, e di notevole caratura (circa tre etti): un pezzetto di luna. Una scaglia di infinito precipitata sul pianoforte (quello usato nelle Lezioni di Musica!) che materializzava il sogno romantico dell'umanità intera. Rossella e Paolo sorridevano squadernando i loro dati con professionalità e, sì, anche con amorevolezza. Cosa c'è di più irripetibile di poter guardare un sogno da così vicino, ci chiedevamo noi, romantici Marcovaldi lì convenuti con il cappotto in mano, mentre quella pepita lunare, che assomigliava tanto a un tocco di parmigiano terrestre un po' troppo stagionato, grigia e screziata di venature lattiginose, ci guardava fisso dalla sua teca di plexiglas. 
La luna poggiata sul pianoforte, quale migliore momento da vivere. Fugace e romantico come una sonata, una promessa d'amore o come un sogno che ci ha fatto tornare a casa un po' più contenti di vivere in questo mondo incomprensibile.


(Intervista)



martedì 26 novembre 2019

Alessandro Leogrande 1977-2017


Non può esistere crescita
senza il comunicarsi fiducioso
senza conoscersi profondamente –
senza sapere che l’amore cresce
quando ognuno vi cresce.
Sano è morire maturi – sincero
superare il timore di vedere,
fondendosi diversi.
La libertà è certo necessaria
ma non basta a creare un mondo nuovo.
("Se gli occhi fioriscono" di Danilo Dolci)



In memoria di Alessandro Leogrande, del suo impegno e della sua mitezza.
Sano è morire maturi – sincero superare il timore di vedere, fondendosi diversi.





Bibliografia:
Un mare nascosto, Napoli, L'ancora del Mediterraneo, 2000
Le male vite: storie di contrabbando e di multinazionali, Napoli, L'ancora del Mediterraneo, 2003 (poi, Roma, Fandango Libri, 2010)
Nel paese dei viceré: l'Italia tra pace e guerra, Napoli, L'ancora del Mediterraneo, 2006
Uomini e caporali: viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud, Milano, Mondadori, 2008; Premio Napoli (poi, Milano, Feltrinelli, 2016)
Il naufragio: morte nel Mediterraneo, Milano, Feltrinelli, 2011 
La frontiera, Milano, Feltrinelli, 2015


sabato 23 novembre 2019

Milano in versi



In questa calma di piena luce
che si allarga
così compatta che cederle quietamente
è forse necessario,
come indugiare senza significato
a fissare il catrame bollente
o intontirsi di giallo
con l’occhio immobile al sole sulle rotaie.
E’ ancora possibile
smorzarsi senza strappi
fino al margine della coscienza.
Legare il cervello alle vene nei polsi
e sfaldare il pensiero:
sfaldarlo prima del pomeriggio
ma con la pazienza orizzontale
delle strade sdraiate senza respiro
nella piana di sole
che scende su questa curva di piazza
e investe i tetti delle macchine
trovare il secondo.
(Milo De Angelis)

Cammino per Milano, sembro un cane allegro. Nella testa i miei poeti, le opache biciclette di Antonia Pozzi, il dopoguerra di Raboni che ancora si intravede su certe facciate, i condomini severi e grigi, i luoghi cari di mia madre piccola (le strane provviste di quegli anni, formaggio fuso, marmellata
senza zucchero, pane senza lievito,/ immagini della città oscura, della città sbranata/
così dolci, ricordo, al nostro cuore).
E quella giovinezza tutta nella luce di una città al tramonto di Vittorio Sereni. 
Godo della mia passeggiata milanese, l'occhio immobile al sole sulle rotaie.


(Uscendo dalla metro)





  

giovedì 21 novembre 2019

L'amore come piace a me


Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dagro e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi,
che plògidan sul mondo infrangelluto,

ma oggi è un giorno di zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;

è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio
in cui m'hai detto "t'amo per davvero"
("Il giorno ad urlapicchio" di Fosco Maraini)

Una poesia che canta l'amore che piace a me. Quello allegro, dove l'incanto di un giorno timparlino ti prende e non ti molla più, quando ci si può abbandonare a una melodia allegra, e quel campanellino che ci ha risvegliati fa muovere i piedi a ritmo di cantilegi. 
Dedicatela a chi vi piace, questa fànfola piena di vita dentro, che sbrilluccica ancora e per sempre, la fànfola di un genio come Fosco Maraini, esempio morale e intellettuale. 
Che se la reciti ad alta voce all'amato o all'amata la stanza si riempie di luccichini.     


(è passato Cupido)


sabato 16 novembre 2019

Ruotismo


Gabbia piccola, leone stanco
ma pur sempre leone
in gabbia, su e giù, su e giù
o accasciato d'improvviso
che sbadiglia. Questo è l'oggi
alle otto di sera. Imprese
di sangue, sognate. E grandi guadagni,
sfumati. Le porcellane russe
sono tutte false.
(in "Datura" di Patrizia Cavalli)

Quando dopo una giornata storta mi capita di sentirmi come in questi versi disillusi, in gabbia, ho un talismano: il ruotismo. Penso a una bambina, una qualunque me bambina sospesa nel tempo, con la giornata cadenzata da quelle due tre cose come i compiti e la merenda. Lo spazio misurato a ruote, le bambine conoscono il mondo dandosi uno slancio con un bel respiro, le braccia tese, poi una gamba che si flette, ginocchio verso il cielo blu col sole giallo, un primo palmo a terra, sento ancora il ghiaino sulla pelle, e poi la mano sinistra e poi su, anche l'altra gamba. Se ne possono fare tante di ruote, una dopo l'altra una dopo l'altra una dopo l'altra una dopo l'altra.
Ho smesso. Ma le piccole di sette, otto anni le fanno sempre, in tutte le parti del mondo, e le fanno per me.


(le mie amiche)
     

venerdì 15 novembre 2019

Stefano e Ilaria Cucchi


Aver vegliato tutta la notte sui simboli
e uscire nell'aria fresca della notte
poco prima dell'alba.
I meli sono lieti
dell'abbondante rugiada.
I miei passi sono lievi
ma mi piace pestare il ghiaino,
accarezzare le foglie
e portare alle narici i fiori.
Tu mi segui rimanendo silenziosa 
come un'ombra.
Non sento neanche il rumore dei tuoi passi
mentre cammino,
non sento il tuo respiro, non sento la tua mano
nella mia mano.
(da "Eroi" di Claudio Damiani)

La condanna. Dodici anni ai due carabinieri colpevoli della morte di Stefano Cucchi. La sorella Ilaria che dice "ora potrà riposare in pace".
Stefano Cucchi non voleva morire a ventanni per un pestaggio di violenza animale, non ci pensava proprio quando lo vediamo sorridere nelle ultime foto liete, quelle in famiglia tra i suoi. Cosa avrebbe fatto di sè, se solo avesse potuto, questo ragazzetto romano complicato come tanti, di quelli che vedo sfrecciare sui motorini lanciati a manetta, non ha mai potuto saperlo, non gli è stato permesso.

I meli sono lieti
dell'abbondante rugiada.
I miei passi sono lievi
ma mi piace pestare il ghiaino,
accarezzare le foglie
e portare alle narici i fiori.

Da quel letto autoptico, divenuto cosa informe, feto devastato, Stefano si è fatto dono: ha reso l'amata sorella la sua paladina. Ilaria Cucchi è diventata quella donna libera e colta che conosciamo, competente dei diritti civili insieme al compagno Fabio Anselmo, l'avvocato conosciuto durante questa sua lunga battaglia. 
Da quel pestaggio, da quel corpo straziato oscenamente, un dono d'amore per lei e per noi tutti.

(oggi un pezzetto di cielo)
- Opera di Aeneas Walder, 2013
Arte Sella -

mercoledì 13 novembre 2019

Venezia è una libellula


Una libellula di città
lo sa che tanto non durerà.

Appena nata, lascia il suo stagno.

"Stanotte muoio", grida ad un ragno.

"Serve una mano? - fa lui con brio

- Devi morire? Ti aiuto io".

"Gratis? Davvero? Un'eutanasia?

Come mai tanta galanteria?"
(Da "Una libellula di città" di Tiziano Scarpa)

Oggi mi sono svegliata pensando a Venezia e all'acqua che sale. Cenavo, ieri sera, e al tg andava l'acqua alta, l'operatore zoomava sugli stivaloni e il cronista parlava di record, 187 centimetri - una me più un bel pezzo d'acqua in testa che fa affondare la città, pensavo - qualche parola spesa per il Mose e un'altra inquadratura mortifera.
Cerco una poesia e trovo questa, e sostituisco l'animaletto iridescente del poeta con "Venezia", la sua città, anche il titolo cambia senso se lo pronuncio con intonazione diversa, tipo (è proprio) una libellula di città! Il nome dell'insetto deriva da libra, bilancia, poiché in volo la libellula riesce a tenere le lunghe ali orizzontali in equilibrio nel vento. Infatti è così, se la guardi da vicino Venezia è lieve, ariosa con quei trafori di marmo in giro e si posa leggera sull'acqua. È il dono inutile che posso fare, come fosse un haiku di resistenza all'incuria e agli interessi economici.


(Acqua alta)




lunedì 11 novembre 2019

Note e notazione



Spunta dalla radio
una canzone di quando
stavo diventando grande
(Santōka 1882-1940)


Il triangolo, no? Tuca Tuca? 
Non per tirarmela, ma sono in vetrina tra Renato Zero e i Subsonica. Sotto di me, solo Raffaella Carrà. Evviva la libreria dell'Auditorium di Roma! Ieri sera passavo di là di corsa per non perdere l'inizio di un concerto e ci ho frenato davanti come Will Coyote. Le suole ancora mi fumano.

(gasp!)


domenica 10 novembre 2019

75190


Sabato mattina, mia madre aggiusta le sue gonne,
scuce e ricuce, allarga e poi restringe,
allunga gli orli, li modifica inserendo nastri,
bottoni, fettucce di gros-grain, velluto, raso.
C'è un'attenzione inquieta che la inchioda alla luce
e trasforma il suo viso in un tessuto.
Se la chiamiamo non risponde
ma il suo esistere fa corpo con le cose,
sfavilla come l'ago che imbastisce
anche noi che guardiamo.
("Opere" di Antonella Anedda)

A ottantanove anni Liliana Segre avrebbe dovuto ricevere ringraziamenti, fiori, sorrisi. Non certo una scorta per proteggerla. Mi chiedo cosa provi alla fine della sua lunga giornata. La immagino seduta sulla sponda del letto, in sottoveste prima di andarsene a dormire. Una telefonata, il bicchiere d'acqua, gli anelli poggiati vicino lo specchio della toletta, uno sguardo alle vecchie foto in cornice. I gesti quotidiani di una vita. la luce sul comodino che ancora illumina quel 75190 tatuato sul braccio.


(Mi dispiace)

venerdì 8 novembre 2019

Com'è bello pensarti


Com'è bello pensarti
giovane nella tua carne
e allegro, a spasso giù nel porto.
Ti seguo con la mente e sì, ti vedo,
assorto in un leggero incanto,
a me straniero - o ardente
solitudine mia.
(Alida Airaghi)


Ogni volta che incappo in un vecchio film, di quelli in bianco e nero intendo, non posso fare a meno di pensare alle vite di quelle persone fissate nel tempo e impresse sulla pellicola. Quanti anni avrebbe oggi il bambino che gioca in culla, ricciolo impomatato e occhioni sgranati, come avrà vissuto la sua vita, e quella folla accelerata che attraversa strade dove sfrecciano i tram, ognuno è una storia, e le giovani donne che ridono portando indietro la testa, occhi bistrati, chi avranno amato, come l'avranno fatto. Quei denti scoperti dalle labbra, denti bianchi, veri, d'avorio, brillano come piccole gemme preziose, sono i segnali di una vita vissuta nel film dell'esistenza.


(bianco e nero)



mercoledì 6 novembre 2019

L'onda della speranza

La notte lava la mente.

Poco dopo si è qui come sai bene,
file d'anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.

Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare.
("La notte lava la mente" di Mario Luzi)


Quando leggo dell'ennesimo episodio razzista, questa mamma brianzola che dagli spalti inveisce contro un giocatore dell'età di suo figlio, che avrà avuto tredici anni? quanti anni avranno i "pulcini" partecipanti alla partita Aurora - Sovicese, non lo so, urlandogli "negro di m...a", o di una nuova ordinanza contro "i neri", quando ascolto frasi idiote sulla razza, "casa mia" e "casa loro", quando sento discettare di improbabili differenze tra migranti economici e migranti politici e su quello che noi dobbiamo fare e su quello che loro eccetera, quando si danno numeri a caso, le ong diventano la causa del male insomma, quando l'idrante della sicurezza travolge tutto, mi riprendo pensando al mare. 
L'ondata dei migranti vincerà comunque, chi pronto al balzo, chi quasi in catene. 
Vince per la forza vitale che porta, gambe muscolose capaci di scavalcare il mare, vita che cerca vita. I bambini piangono ma non hanno paura e vanno avanti, le giovani donne sotto turbanti colorati vanno veloci, i grembi fertili. Giovani uomini, ragazzi belli, fieri, lo sguardo lontano procedono a grandi falcate.  
Sbarcano sulle nostre coste gli atleti della sopravvivenza, i campioni mondiali di voglia di vivere.
Ad attenderli ci siamo noi flaccidi e vecchi e pieni di pregiudizi. E ci spalmiamo le creme sulle panze rosicando d'invidia mentre quest'onda splendente di giovinezza ha deciso per tutti.

(Confido nell'onda)