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mercoledì 19 ottobre 2022

Rose come capelli


Taglio le rose
mormorando qualcosa
a quelle rose
(Momoko Kuroda 1938)

Rose come capelli.
Non è nulla un haiku per quello che sta succedendo, lo so bene, vale nulla. Ma una rivoluzione come quella che le donne iraniane stanno attuando, unica e gigantesca, le foto delle ciocche tagliate e dei capelli liberi, gli occhi di Asra Panahi che si rifiuta di cantare un inno e muore per questo, ci obbligano a fermarci. 
Rose, rose per loro, e per gli uomini loro compagni che sostengono madri, figlie, sorelle, mogli. 





giovedì 3 marzo 2022

Dal 24 febbraio 2022


La campanella
appendo a misurare
la mia tristezza
(Momoko Kuroda 1938)

Haiku della quotidianità.

Dal 24 febbraio nella finestra del mondo globale sfilano immagini di guerra. Le fissiamo, cercando un appiglio qualsiasi che non ci faccia precipitare, la tavola da sparecchiare, una telefonata da fare, lo zucchero che manca da comprare, magari domani... Domani. 
L’hard disk del cervello ne sta salvando tante, anche la mano di un papà che cerca quella della sua bambina al di là di un finestrino. Il treno in partenza affretta quel saluto che sto ancora guardando.

                                                                              (Abbraccio)





venerdì 8 marzo 2019

8 marzo


Cascata di neve
si immerge e si solleva
corpo di donna
(Momoko Kuroda 1938)

È possibile condividere una festa? Dedico la parte che mi spetta della ricorrenza di oggi ai diritti di tutti, per chi soffre discriminazioni, per chi non è rappresentato o tutelato, per chi viene guardato con diffidenza. Auguri a tutti.

(Augurio?)

sabato 22 dicembre 2018

Lucette natalizie


Dentro la fiamma
si sposta un'altra fiamma
- siamo in dicembre
(Momoko Kuroda 1938)



Stella bellissima, poggiata alla finestra così la vedo da giù quando rientro, ghirlanda di led in stile Bollywood e voi, lucine appese in giro per casa ovunque, attaccate con lo scotch sullo scaffale e che vi accendete e spegnete, e gli occhi fanno una strana ginnastica, micro-trasformatori made in china, minuscoli coreografi di allegri movimenti luminosi sulle pareti quando scatta il timer, tutti voi che allietate queste giornate di feste e malinconie casalinghe, vi amo.



(ON/off)

venerdì 23 novembre 2018

Parole come petali


Di quale valle
di quale albero
danzano i petali?
(Momoko Kuroda 1938)



La complessità, l'analisi, le differenze contano meno di zero. Pancia e viscere vincono su cervello e ragionamento. La competenza, annullata. Sarebbe utile prendere questo haiku e farne esercizio zen, di quale valle di quale albero, da dove provengono tutte queste parole? Meglio della palestra.


(resistenza)















giovedì 19 aprile 2018

Voce vocetta


Infagottata
vado urtando nel freddo
figli non miei.
(Momoko Kuroda 1938)


In un tempo lontano qualcuno mi badava, preparava alle cinque la merenda e la frittatina per la cena. E mi rimboccava le coperte e poi spegneva la luce. Oggi che mi faccio tutte queste cose da sola, penso a quel tempo e a questo qui. 
"Figlia mia" sono io, lo dico a me, e allora mi compro un gelato, mi macchio e mi asciugo col polsino. Tutto come allora, quasi tutto. E' nel buco di quel "quasi" che sento a volte un'eco, come una voce vocetta che risponde da lontano, che risponde al mio ciao. 
Ci penso su. Mi fermo. Mi commuovo, mi asciugo con il polsino di prima. E ricomincio la mia bella passeggiata.

(io)



giovedì 2 novembre 2017

Feste e saké


Essendo ancora vivo,
vengo rimproverato
dai creditori!
(Shiki 1867-1902)


Ma povero Shiki, che mette il suo pezzetto di misera quotidianità dentro tre righe! 
Passare dal cosmo al dettaglio in un colpo è tipico dell'haiku e così, approfittando della suggestione della festa dedicata ai santi appena trascorsa, desidero festeggiare i miei poeti giapponesi individuando per ognuno di loro quello che nell'iconografia dei santi viene definito "attributo". Come per il giglio di s.Antonio, lo strumento musicale di s.Cecilia, come per gli occhi sul piatto di Lucia, ecco un elenchetto di oggetti che identificherebbero immediatamente in un dipinto, un elemento biografico caratteristico dei miei "non santi".
Qui non ci sono miracoli, né messe. E' il loro cammino esistenziale, poetico e soprattutto spirituale, nelle cose di tutti i giorni, il rito che tocca anche me, quaggiù.
Per Shiki scelgo i caki più maturi e dorati, frutto di cui era ghiotto e a cui dedicò l'ultimo haiku prima di morire e per Issa una tazza di tè, questo il significato del suo nome, simbolo di armonia con la natura. 
I fiori di ciliegio, i più rosa, per Momoko Kuroda, poetessa a noi contemporanea che un giorno mollò il suo lavoro di pubblicitaria per mettersi sulle tracce delle fioriture stagionali seguendo l'esempio di Bashō. 
Per il maestro dei maestri, vissuto a metà del diciassettesimo secolo e viaggiatore instancabile, uomo dallo scatto fulmineo che pare fosse stato un ninja, proprio un bashō (banano), ovvero l'albero che scelse per rappresentarsi nella sua vita di monaco zen. Una creatura stabile e che di certo non se ne va in giro di qua di là come al contrario Matsuo Bashō adorava fare.
Per il dolce Yosa Buson una tavolozza, per l'acido Akutagawa un fazzoletto per il naso, per Kaneko Tōta una bomba atomica, per Ryōkan un cuore da innamorato di quelli con la freccia che lo trafigge. 
Per Santōka, inutile dirlo, una bottiglia di sakè. E dei migliori.

(calendario)



giovedì 1 giugno 2017

Sgt. Peppers

Fugu* nella pentola
incollato sulla parete
un grande John Lennon
(Momoko Kuroda 1938)
Oggi, 1 giugno 1967, usciva lo storico "Sgt. Peppers" e per un pezzo di mondo fu una specie di Natale. 
L'album inizia con un brusio di sottofondo (che geni!), si apre a libro e sulla copertina un collage pazzo dove, in assetto bandistico, si affacciano, un tantino perplessi, tra gli altri, Edagar Allan Poe, Nietzsche, Stockhausen, Fred Astaire, Dylan Thomas, Karl Marx, Jung, Freud, Stanlio e Ollio. Un coro psichedelico, un olimpo di riferimento, una bibbia laica e per nulla punitiva.
Ma poi c'è l'altro pezzo di mondo, benpensante, quello che non ha mai ascoltato bene bene il Sgt.Peppers, quello che non conosce i testi a memoria nè fa tap tap col piede quando attacca una canzone. 
Forse è quello che un giorno se ne sbatterà degli accordi sul clima, continuerà a utilizzare la religione come un manganello, tollererà razzismo e omofobia e, torturare qualcuno, alla fine, gli apparirà solo come una tra le risorse possibili. Forse...

(Quasi Beatles)


* il fugu è un tipo di pesce



venerdì 14 aprile 2017

Venerdì santo


In questo tempo
mi abituo al lampo
e al viaggio
(Momoko Kuroda 1938)



Venerdì 14 aprile. Sfoglio il giornale, come ogni mattina. Che notizia scelgo per oggi? La "super bomba" di Trump o la vendita del Milan? E quale poeta, quale foto scaricare dal mio cellulare che possa richiamare magari un ciuffo biondo o un parrucchino maròn? 


Era solo ieri sera, una cena a casa di amici. 
Una coppia che non conoscevo poi così bene raccontava la sua esperienza di lavoro solidale in posti lontani e ancora sanguinolenti, di mani che scivolano da altre mani nel tentativo di un salvataggio, di morti che galleggiano sotto sguardi impotenti. 
Se ci fosse stato un regista, di quelli bravi, ci avrebbe inquadrati così, raccolti intorno a una tavola bella, i nostri visi uno dopo l'altro, le candele sul mobile accanto.  
Stacco.
Nello stesso momento il sacrificio pasquale si rinnovava al largo della Libia, in quel mare che stavamo raccontando, e si ripeteva ancora una volta una pasqua per ogni cristo che ha tentato la salvezza, il suo povero rito monco, senza resurrezione. 

Allora scelgo la perenne attualità di queste morti. Sono ancora altre cento (notizia QUI).
Persone fatte di sogni, aspirazioni, caratteri, e di mani, braccia, occhi, capelli, visi. Cuori, cervelli. Ognuno di loro ero caro a qualcun altro, ognuno aveva un nome, un compleanno.
La farò sempre, la faccio per me, la mia preghiera laica, provando a pensare a ognuno di loro.  
Abituarsi al lampo e al viaggio no, non dovrà mai succedermi.


(passione di cristi)



venerdì 23 dicembre 2016

Buon Natale!

Dentro la fiamma
si sposta un'altra fiamma
- siamo in dicembre
(Momoko Kuroda 1938)



Stella bellissima, tutta di neon, poggiata alla finestra (così la vedo, da giù, quando rientro), ghirlanda con i led che vanno a ritmo discotecaro in puro stile Bollywood e voi, lucine appese in giro per casa ovunque, attaccate con lo scotch, e che si accendono e si spengono e fanno fare una strana ginnastica alle pupille, animate da quei micro-trasformatori made in china, minuscoli coreografi di allegri movimenti luminosi sulle pareti e tutt'intorno, voi, che mi allietate queste giornate di feste e malinconie, vi amo.
(E vi controllo molto).

Auguri amici! 


(Un po' presepe)











venerdì 25 novembre 2016

25 novembre

Peonia al gelo
la mattina seguente
la sua scomparsa
(Momoko Kuroda 1938)

Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.
Peonie al gelo di cui conosciamo tutto solo la mattina
(Tra i rifiuti)
.



mercoledì 9 novembre 2016

Trump-Clinton

Mentre la luce
cala, si spengono
anche le forze
(Momoko Kuroda 1938)

Ha vinto Trump. 
E Berlusconi sembra Mandela.


(Una visione del mondo)







martedì 8 novembre 2016

Eco di voce

Eco di voce
nella volta del cielo
luna velata
(Momoko Kuroda 1938)

Sì. L'influenza, unita a pigrizia e a masochismo, mi ha letteralmente divanata davanti alla televisione-delle-viteindiretta. 
Tra un opinionista e un vip - entrambi con lo stesso incarnato di cellophane- sfilavano i "collegamenti", i servizi esterni che punteggiano, lividi, la scaletta con gli ospiti. Vedo che terremoto e uragano hanno ben arricchito l'offerta solita a base di orfani e scomparsi. 
Bene, guardiamo, allora. Sono qui. Ecce homo.
Appare la madre della ragazza che si è tolta la vita per la vergogna di un video hard e che cercava ragioni, il senso di quanto sta vivendo. Come l'uragano, entriamo a forza nel suo salotto con le poltroncine in stile, dorate. È tutto in ordine, qui, sembra che ci voglia dire la madre. È tutto in ordine che può venire qualcuno, ma quel qualcuno siamo noi, sono io. La signora parlava, primissimo piano sugli occhi. Piangeranno? Piangeremo?

(clicca e leggi QUI)

Auguro alla madre di Tiziana Cantone la forza di Ilaria Cucchi, che è riuscita a farsi scudo della morte del fratello Stefano. Perché dietro quello scudo intravediamo una ragione di vita, una lotta che è diventata la nostra e, quando appaiono le foto della "sindone" della vita che fu di Stefano, lo scudo si para davanti i suoi occhi.
E dietro lo stesso scudo c'è anche una piazza vera e non più televisiva, piena di luci, ognuna accesa contro la tortura in carcere, una fiaccola di consapevolezza, una pagina facebook, un'attività di impegno costante...
Che da queste brutture, da queste tristezze, da queste miserie, possa nascere una ragione di vita, ho pensato cambiando canale e forse dicendo qualche parolaccia non ricordo più a chi.


("nella volta del cielo")


mercoledì 2 novembre 2016

Defunti

Anniversario
Ho visto un fuoco fatuo -
Vado a godere
(Momoko Kuroda 1938)

Sì, direi che in questo sono un po' Momoko. La morte, gli anniversari, le commemorazioni, come invito a godere della vita che mi circonda e abbraccia.
Passeggiare sotto gli alberi, ci vedo anche questo, oggi.
Sotto gli alberi. Il mio carica-batteria.

(Vita in Umbria)

martedì 25 ottobre 2016

Domande

In questo tempo
mi abituo al lampo
e al viaggio
(Momoko Kuroda 1938)

Possibile assuefarsi così? 
Possibile leggere di 4293 uomini, migranti, che solo nella giornata di ieri sono approdati dopo paura e fatica sulle nostre coste e continuare a fare le stesse cose di sempre, tipo colazione, telefonare, girare pagina o cliccare altrove? Possibile? 
Sì. E' possibile.
Mille solo a Palermo di cui diciassette nella bara. Morti per le sevizie subite dai miliziani libici. Corpi martoriati per i pestaggi di adulti e bambini, sì, anche bambini. Una di loro aveva otto anni. Irriconoscibile. Possibile? Possibile.
Hanno appena smantellato il campo di Calais. Centinaia di persone con le loro povere cose in mano (zaini, giubbotti, borsoni), bambini che piangono, madri che piangono, uomini con gli occhi seccati. Possibile? 
Possibile che questi uomini in fila verso il bus, le povere cose ammucchiate ai piedi, il tramonto giusto e lo sguardo di rimprovero proprio perfetto, ok, proprio quello, sia diventato uno slideshow di foto d'arte da condividere e twittare (clicca QUI), possibile?

In questo tempo ci si abitua al campo, al lampo, al viaggio. A tutto.
Possibile.


(chi siamo?)





  

mercoledì 5 ottobre 2016

"io"

Bell'oleandro
- in questa mia vacanza
quanto silenzio
(Momoko Kuroda 1938)

Oggi non ho niente da dire, da linkare, da commentare. Non mi è successo nulla di grave, tranquilli! O meglio, succedono troppe cose su cui dire o da linkare e commentare (vedi perizia sul corpo di Stefano Cucchi).

Sto come un gatto con la palla di pelo in gola, un cane al guinzaglio che raschia sulle mattonelle pur di non muoversi. O come la caldaia che non parte anche se la luce verde è accesa, la chiave che non gira bene, il motorino che tossisce invece di mettersi in moto. La bici con la catena che si sgancia, il cassetto incastrato, il cd che salta, il chiodo che non entra nel muro, la radio che fruscia e ieri non lo faceva...
Sto così, in posizione STAND BY, né su ON né su OFF, e mi osservo. 
Sono riflessa nel vetro della porta che varco ogni giorno, quella che mi conduce in redazione, e che mi rimbalza quotidianamente la Susanna che vedono gli altri insieme a quella piccola scritta, "io", residuo di una parola attaccata e mezza sparita (rad-io?).
La mia didascalia.

(Io)

martedì 13 settembre 2016

Hillary

Sulla bilancia
pesa le medicine
- quanta frescura!
(Momoko Kuroda 1938)

Momoko Kuroda, poetessa a noi contemporanea, si sofferma su quel refolo di vento che, se la porta non verrà richiusa, disperderà in un soffio le polveri medicamentose sul piattino della bilancia.

Tornando a noi, si tratta di un vero e proprio uragano quello che si sta abbattendo sullo stato di salute di Hilary Clinton.
E se la malattia, come purtroppo capisco, incide sulle sorti delle presidenziali, allora vorrei visionare la TAC del cervello di Trump. 
Mi piacerebbe rassicurarmi, grazie. 
Cosa mai protegge la sua dura mater, la calotta cranica che lui ha ricoperto con il ciuffo cotonato, come sia conformata e cosa mai si aggiri in quei gangli cerebrali che immagino dritti, senza curve, come una strada del Texas. E in quelle sue sinapsi dalle connessioni elettriche come sedie.
Cercherei di capire chi è il malato tra i due.


(Lezione di anatomia)

giovedì 23 giugno 2016

Ernaux, Kuroda, Susanna

Odor d'inchiostro
nella notte che gela
mi dà piacere
(Momoko Kuroda 1938)


Questo haiku di una poetessa giapponese e che odora d'inchiostro, racconta di me come lettrice. Uso la letteratura per capire quello che ho dentro come farei con uno strumento, meglio: come un vero utensile (cucchiaio, cacciavite, una pezza per pulire) in grado di leggermi. 
Per capirmi in profondità.

Cosa mi fa aspettare un libro di Annie Ernaux con trepidazione, cosa mi calamita verso la sua scrittura?
Cerco di capire, leggendo frase dopo frase, il senso profondo di questa misteriosa appartenenza che Ernaux ha stabilito con me, proprio con Susanna, lettrice così distante, così lontana da lei. Non c'entriamo nulla noi due, vorrei dirle, non sono così odiosamente sofferente, non cerco "posti", non ho "anni" alle spalle come i suoi. I miei genitori? Banalmente amatissimi. Sono una nel mucchio, Annie, sono solo una dei tanti destinatari invisibili su cui uno scrittore (serio) può contare, lei mi colpisce sempre. 

Sento che anche dentro "L'altra figlia" ci sono, dentro ogni frase disposta sulla pagina come un'istallazione per un pubblico docile e pronto al supplizio. Ci sono anche io lì dentro, Annie. 

E allora rimango persa nei miei interrogativi, a osservarmi attraverso questo libro-fotografia appena finito di leggere e che negli spazi bianchi continua a ritrarre, senza un senso apparente, anche qualcosa di me. 


(rispecchiamento)


  

mercoledì 8 giugno 2016

Hillary

Cascata di neve
si immerge e si solleva
corpo di donna
(Momoko Kuroda 1938)


"Fatta la storia!" dice spalancando le braccia Hillary Clinton sul micro video via twitter che ha appena postato e sui giornali che questa mattina si affacciano dalle edicole di tutto il mondo (Notizia e foto QUI).
Fatta o quasi fatta, festeggio con lei! Non come donna, o meglio, non solo, per me la quota rosa non è sinonimo matematico di "buono" (di buona politica o di buona letteratura eccetera) ma festeggio come essere umano a lei affine.
Anche se...
Ma quale DNA mai sarà quello di Hillary? Quale lega al titanio compone le sue cellule? E i suoi neuroni? Forse d'acciaio insfaldabile e resistente nonostante anni di boicottaggi e titolacci? 
E i muscoli facciali compatti e pronti al sorriso, le corde vocali che schioccano con la risata sonora, gli occhi vispi che guardano dritto chiunque, di cosa mai saranno fatti?
Tanta la neve che le è caduta in testa, ma lei si è aggiustata i capelli al volo, e con che classe! Si immerge e si solleva, si immerge e si solleva. 

Grande Hillary, avessi una sola cellula delle tue volerei in redazione con un balzo, senza motorino. 
Festeggio questo essere umano irresistibile e dall'incredibile resistenza!
Che vuoi che sia, per Hillary, un Trump qualsiasi?


(Quota rosa)

mercoledì 1 giugno 2016

Sara

Ancora splende
peonia spampanata
come schiacciata
(Momoko Kuroda 1938)



Metto un haiku, come mettessi un fiore, dove riposa Sara Di Pietrantonio (notizia QUI).
Peonia che ancora splende nonostante tutto. 


(di là)