Pieno di vita, adesso, ben saldo e visibile,
A quarant’anni, nell’anno ottantesimo terzo degli Stati,
A uno che vivrà di qui a un secolo, o di qui a secoli molti,
Per te non ancor nato, cercando di giungere a te.
Quando tu leggerai questi canti, io che visibile fui sarò diventato invisibile,
Ora sei tu, ben saldo e visibile, che i miei poemi vivi e mi cerchi,
Immaginando quanto felice saresti se io potessi trovarmi con te, diventare il tuo camerata;
Ma fa come se fossi con te. (Non essere troppo sicuro che adesso non sono con te.)
(Walt Whitman “Foglie d’erba” trd Enzo Giachino, Einaudi)
Dov’era Whitman ieri, quando a Washington infuriava la sommossa nel nome di una giustizia tutta opinabile? Dov’era il poeta che voleva stare accanto agli uomini provando ad assomigliare a ciascuno di essi?
Nulla di sorprendente il tragico assalto al Capitol Hill a Washington, lavoro di mesi, di tweet e invettive suprematiste, c’era da aspettarselo. E non bisogna avere lo sguardo profetico del più venerato poeta americano per capire che era già nelle cose, un epilogo prevedibile, vicinissimo, quando si parla alla pancia e non al cervello.



