giovedì 20 luglio 2017

In viaggio


Antico stagno!
Salta dentro una rana -
Il suono dell'acqua
(Bashō 1644-1694)

Umiltà, povertà e misticismo caratterizzarono la biografia di Matsuo Bashō, il Dante dei giapponesi, considerato il padre della poesia breve di tre versi, che Shiki duecento anni dopo denominerà "haiku", e venerato come un santo.

"Viaggiatore" voglio essere chiamato
ora che cade
il primo scroscio della stagione.
(Bashō 1644-1694)

Bashō fu un uomo in cammino che intendeva il movimento come fonte di conoscenza e di approfondimento. Matsuo Munefusa, figlio di samurai, da ragazzo pensa di intraprendere la strada già segnata ovvero quella della carriera militare. Ma cambia direzione e fonda una scuola di poesia che gli procurerà fama e agio economico.
Decide ancora di cambiare strada e si stabilisce in un eremo nel cui minuscolo giardino un suo discepolo pianta un banano che crescerà rigoglioso.  Tutti individueranno la sua casa come la Bashō-an, la casa del banano, e Munefusa decide così di chiamarsi Bashō, banano.
Cambia strada di nuovo: indossa tabi e kasa e incomincia a viaggiare per il Giappone. 
Matsuo Bashō, il monaco veloce e sempre in giro e che  i suoi discepoli, affascinati dalla sua agilità, immaginavano essere stato un ninja - che decide di identificarsi con una creatura stabile e radicata al suolo come un albero.

Un mangiatore di cachi
che amava gli haiku
così bisognerà ricordarsi di me
(Shiki 1867-1902)


Si fa chiamare Shiki, cioè "cuculo", l’uccello che secondo la tradizione giapponese canta finché muore. A undici anni scrive il suo primo poema e a quattordici anni fonda un gruppo poetico.
Si diploma, lascia gli studi universitari e rinuncia alla borsa di studio. Si consacra agli haiku, compone varie raccolte, fonderà la rivista letteraria “Il cuculo”.
Nel 1894, già malato, è corrispondente per il suo giornale della guerra cino-giapponese.
Al contrario di  Matsuo Bashō, suo amatissimo maestro e grande camminatore e  di Santoka, Shiki  potrà camminare poco.    
La sua breve esistenza, morì a trentacinqueanni,  può misurarsi in pochi tatami, quelli della stanza dove era costretto a letto.
E in quello spazio angusto, povero e solitario, Shiki il samurai compone in forma di haiku la sua lotta contro il male e la sua voglia di vivere, il suo addio alla vita e la sua rabbia.

Il vecchio stagno -
la rana salta
tonfo nell'acqua
(Bashō 1644-1694)


Gli haiku di Jack Kerouac giocano a rispecchiarsi nella trasparenza liquida dei classici, come in questo, in cui è evidente il rimando alla rana del vecchio Bashō.

Un vecchio laghetto, sì
Nell'acqua si è tuffata a capofitto
Una rana

Jack Kerouac, attratto da meditazione e buddismo, accede al Giappone attraverso la lettura del saggio di D.T. Suzuki, volume uscito nel 1927 (che Adelphi ha ripubblicato). 
Il fascino del ritmo sincopato e jazzistico di un componimento così sintetico non poteva non piacere a questo Jackson Pollock della scrittura. Scriveva al suo amico Lawrence Ferlinghetti: "Vorrei raccogliere tutti gli haiku dei miei taccuini e farne un libro...". Ne ha scritti migliaia.
Solo leggendoli, meglio se in controluce con quelli giapponesi, la sorpresa, il piacere e il godimento diventano profondi.
Troviamo rigore e conoscenza, studio e passione. E anche la totale e febbrile dipendenza dal comporne visto che girava con un taccuino in tasca proprio come facevano i maestri zen.
Torniamo a viaggiare da fermi, un po' come fu costretto a fare Shiki nella sua cameretta, con gli haiku composti da Andrea Zanzotto tra la primavera e l'estate del 1984 e, proprio come il monaco zen Shiki, il poeta tra i più importanti del nostro novecento componeva haiku come terapia di sopravvivenza. 
Li definiva "pseudo-haiku" proprio per la libertà stilistica che si accordava rispetto al canone giapponese e utilizzava l'inglese che, probabilmente, trovava più lancinante. 
Si strappava alla depressione anche così.

Lost-shy petals of panels,
clipped minitalks, past thoughts—
little bitter teeth biking   

Timidi-perduti petali sui vetri
mini-discorsi spezzettati, pensieri passati —
mordenti asprigni dentini

E dopo questi sorprendenti "asprigni dentini" direi che è il caso di chiudere qui. 
E di pensarci un po' su, magari facendosi un giro. 
Anche sotto casa. 

(haiku-finestra)








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