martedì 8 dicembre 2020

Lennon pensando a Zaki

Immagina di legare palloncini al tetto
di ogni edificio della città.
Lascia che i palloncini oscillino al vento.
Prova a vedere se così gli edifici sono più leggeri.
(Da “Acorn” di Yoko Ono)

A quarant’anni della morte di Lennon, da quello sparo che ha colpito al cuore il sogno, continuiamo a sognare, continuiamo a immaginare. Comunque. Nonostante tutto. 
Immaginiamo che Patrick Zaki ce la faccia, e che si liberino dalle catene altri eroi civili, belli e forti come lui, in lotta per un mondo leggero, un mondo-palloncino finalmente colorato e libero nel blu.


                                                                              (Imagine)


lunedì 23 novembre 2020

Paul Celan

Filamenti di sole
sopra lo squallore grigionero.
Un pensiero ad altezza 
d’albero s’appropria il tono
che è della luce ancora
vi sono melodie da cantare
al di là degli uomini.
(In “Svolta del respiro” di Paul Celan, trd. Giuseppe Bevilacqua)

Ieri ci siamo rifocillati d’aria e luce. Abbiamo preso la macchina puntandola verso una campagna vicina, pochi chilometri - non abbiamo bisogno di distanze ma di vicinanze - e iniziato la passeggiata. Il Tevere fluiva nel suo letto naturale ancora ignaro del traffico e dei ponti di marmo, e gli aironi puntellavano l’acqua con zampe spillo. Un viale di querce, poi di canne, la terra morbida sotto le suole e le pecore che si spostavano come nuvole sul cielo verde, spazzate via da cani ruvidi che ci avvisano di qualcosa abbaiando. La svolta del respiro per noi.


                                                                   (Paul Celan 1920-2020)



sabato 21 novembre 2020

Perché mi piace il mio blog

 ...già, i suoi capelli bruni

"belli come le chiome di Lauretta
la donna benedetta"...

Stanze, aure, ore, aurore, fresche correnti
di Valle Chiusa, verdi erbe obbedienti
all'acqua dolce che vi sparge a onde
spiegando vostra morbida lunghezza
come libere ai venti,
allori, pruni,      elci, ginestre, fronde,
per lucentezza,     dove non colore,
chiare improvvisamente,
forte subito chiome, viso, amore.
("Leggendo in treno poesie" di Alessandro Fo)


Leggere una poesia è come mettere un piede in fallo. La poesia è il buco lasciato scoperto dal sampietrino che manca, il bordo a ricciolo di un tappeto persiano, il tacco che parte e la storta che prendi. La poesia è così, ti fa inciampare, ma poi, quando ti rialzi, quando hai scosso lo sbaffo di polvere sui pantaloni e ti sei aggiustato di nuovo gli occhiali sul naso, ti viene da sorridere, e gli angoli delle labbra si piegano all'insù come per dire: sono qui, sto bene, non vi preoccupate, tutto ok. Erano parole, stai pensando, solo parole che mi hanno fatto perdere l'equilibrio.      


(poesia)

venerdì 20 novembre 2020

Più tardi l’estate partì


Più tardi l'estate partì
di quando il grillo venne -
eppure a noi quell'orologio gentile
non diceva altro che "a casa" -
Più presto il grillo partì
di quando l'inverno venne
eppure quel pendolo patetico
batteva un ritmo esoterico.
(Emily Dickinson, 1276, trd Massimo Bacigalupo)

La fortuna che ho ad avere Emily Dickinson come portavoce. Mi mimetizzo nella raccolta poggiata sulla scrivania, faccio da suo segnalibro, sono l'orecchia alla pagina, il tratto di matita sotto "pendolo patetico". Mi nascondo nei versi, scompaio nel tempo di questi giorni persi per sempre e negli abbracci non dati. 


                                                                          (Punto di vista)

mercoledì 18 novembre 2020

Groppi d’amore a domicilio


Lu paese iè morto.
L’ommene e li fimmeni traslucati.
Lu prete traslucato da lu viscovo.
Lu sindoco traslucato ne lu menestero.

A la fine nissuni abbie suppurtato
lu vento mirdoso,
l’annasara de putro appurcato
e de muffo vumitaro.
Ogne giurno a li campi granari
ce arriveno li carri giganti attrasporti.
Ce iettano ne li campi granari
le mucchie de munnezza putra.

Ne lu paese nun ce remane nissuno.
Sulo la vidova Capecchia ce remane.
Sulo io ce remango.
(da “Groppi d’amore nella scuraglia” di Tiziano Scarpa)


Ne lu periudu de pandemico spauracchie... ehm... con il poemetto di Tiziano Scarpa, da poco ripubblicato per Einaudi, capita che io continui a parlare come Scatorchio e i suoi compaesani. Anche al lavoro, in redazione, o al mercato mentre faccio la spesa. Ma è un rischio che vi invito a correre con me, provateci e vi sembrerà pure di viverci in un paese come quello descritto, sospesi nel tempo e amici di gatti gattari, cani canagli e surci pantecani. 
E poi, a sorpresa, ci portiamo il teatro a domicilio. Compreso di scenografie e costumi, tutti immaginati, è vero, ma ci sono! E non bisogna essere diplomati all’Accademia, vi assicuro, basta leggere ad alta voce queste pagine per offrire la nostra piccola performance a chi condivide con noi questa vita (reale).
I teatri sono chiusi? Gli amici non possiamo vederli? In tv le serie subburrano e gli chef infornano? I presenzialismi e i personalismi impazzano? I presidenti di regioni dicono la loro ogni volta che avevate capito il contrario? E voi siete pure gente impegnata, responsabile, la sorte del pianeta vi sta a cuore, e anche la Calabria, e qualche domanda sulle discariche e sul malaffare ve la siete pure fatta? Abbassate le luci, mettete due sedie davanti e date inizio al vostro reading casalingo. Mi ringrazierete. 



                                                                            (In scena!)