venerdì 11 maggio 2018

Cinque domandine facili facili


A CHI APPARTIENE IL MONDO?
(...) 
Mondo
che in molte guise
ma sempre in te stesso ti trasformi
m'hai fatto e mi disfai
e nella tua continuità mi annienti -
così solo mi esalti. Com'è sia.
(da "Sotto specie umana" di Mario Luzi)


Rientrare in albergo. L'aria condizionata quando inserisci la card e le luci che si accendono con il televisore, il letto rifatto a puntino, bello teso, fresco. La scrivania e i suoi confort, sempre gli stessi, la cartella rigida, il menù per pranzi in camera con i consigli dello chef, il blocchetto per appunti che non si prenderanno mai, una biro. Il porta telecomando. 
Uscire dalla doccia e bagnare tutto per terra, non importa - nessuno ti dirà nulla -  fare pozzanghere ovunque, tanto non importa, e si può pure lasciarla in disordine, la camera, che si rimetterà a posto da sola anche se al piano non si vede mai nessuno. 
Varcata la soglia, il "tunf" della porta nel corridoio di moquette, tutto si riordinerà; il lenzuolo distenderà ancora una volta le sue pieghe, il frigobar si riempirà dell'acqua minerale mancante. 
E io rientro nel mondo.

CHI VOGLIO ESSERE
Io cammino fumando
e dopo ogni boccata
attraverso il mio fumo
e sto dove non stavo
dove prima soffiavo

Chi voglio essere. Una proiezione di me, il mio exit poll?
Su come è possibile che gli anni passino così in fretta, a chi sorride mio nonno in quella foto, come può succedere che "quella" che mi porto dentro la senta sempre come una "me", che "io" sia sempre "lei", quel piccolo essere felice, felice veramente, che il giorno del suo decimo compleanno abbracciava la compagna di banco posava per una foto che avrei trovato secoli dopo e infilato nella tasca dei jeans per non perderla, no, queste domande non me le faccio..


DOVE MI PORTANO SPIRITUALITA’ E SCIENZA
Ventisette ossa,
trentacinque muscoli,
circa duemila cellule nervose
in ogni polpastrello delle nostre cinque dita.
È più che sufficiente
per scriver Mein Kampf
o Winnie the Pooh.
("La mano" di Wislawa Szymborska

Alla fine siamo fatti di ingredienti semplici. Ossigeno, carbonio, idrogeno, azoto, calcio, fosforo, sodio, magnesio, ferro, alluminio, tutta roba riciclabile.
Siamo questo. Siamo il mucchio ambulante di tutto questo. 
Ieri ho rivisto mio padre nell'orecchio di un passante, anzi più precisamente, nel pezzo dell'orecchio che usciva fuori da un cappello, una coppola per la precisione, calcato su una faccia. Che non era di mio padre, mannaggia. 
L'avrei fermato, signore lo sa che... ma non importa. Tanto lo rincontrerò, mio padre, una prossima volta, come mi è già successo al cinema. La mano poggiata sul bracciolo condiviso, bianca e ben proporzionata, stesso modo di distenderla, e il pollice, signore lo sa che lei ha...
Una volta, che attraversava la strada sulle strisce, stesse spalle sotto un impermeabile panna e quella stessa testa piegata un pochino di là, ho visto anche mia nonna.
E' un modo di pregare.

CHE COSA VOGLIO DALL’ARTE. LIBERTA’ O RIVOLUZIONE?
Cuscino di pietra / Accompagno/Nuvole
(Santōka 1882- 1940)

Libero e senza quiete, Santōka camminava per chilometri e chilometri su e giù per il Giappone consumando i suoi tabi, i leggeri sandali di paglia dei monaci. Viveva di elemosine e dormiva dove capitava, la sua rivoluzioneSan-to-ka che significa "alta cima fiammeggiante", a dispetto dl suo nome altisonante dormiva spesso per terra, sotto le stelle e con i grilli. Si ubriacava per riprendersi dalla fatica esistenziale, dai fallimenti, dalla stanchezza fisica, dalla solitudine. Osservatore delle piccole cose quotidiane come foglie, lucciole, un pugno di riso, una mosca, una pozzanghera, le annotava in forma di haiku sul suo diario. Era il re dei dettagli.
A volte rispettava il canone poetico dell’haiku, a volte no. Leggendo i suoi versi, capita di venire trafitti come a tradimento. E capita anche di riposarsi, ma poco, sfatti di sole e alcol, al margine di una strada qualsiasi. 

PERCHE’ MI SERVE UN NEMICO
Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell'altro
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d'amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.
(“Amore dopo amore” di Derek Walcott)

Noi vorremmo farci solo un bell'aperitivo primaverile, per questo siamo usciti. Due passi e magari una birretta, l'aria è fina, poi c'è il Tevere liscio liscio con sopra le anatre e a quest'ora è sempre tutto così dolce, così possibile. Ma quell'altoparlante sul gazebo, quei rayban neri nonostante il tramonto, quei bicipitoni istoriati ci avvisano che è meglio rimandare a un altro giorno. OkTorniamo a casa, ti va? Mi è un po' passata la voglia Mi stringo al tuo braccio. 
Ci supera un ragazzo africano, la sua mercanzia low cost che dondola sul piccolo espositore sotto il braccio (appiccichinivolanti, accendini che si scaricano subito, braccialetti). Procede in direzione di quel gazebo. Amico, lo sai dove stai andando? L'hai capito, amico? Si sta aggiustando il borsone sulle spalle, è alto e magro, i pantaloni larghi sul corpo scattante, e avanza sicuro verso quei coetanei lì, verso quel gazebo. Li attraversa. Letteralmente, li attraversa. Leggero, felpato, silenzioso. 
Vincerai tu, amico. Ci vuole tempo, ma sei il più forte di tutti. Sei potente.



1 commento:

Anonimo ha detto...

Il 26 aprile mi trovavo a torino - Circolo dei Lettori - 14 scrittrici interagivano tra loro leggendo un brano dal loro libro e non solo , per esprimere qual'e' stata l'espressione che le ha definite nel corso della loro vita . Il libro -Brave con la lingua - come il linguaggio determina la vita delle donne . Serata indimenticabile e emozionante.

Un giorno tutto questo...sara' bellissimo! la sorellanza( parola potente e nobile) Il verso 523 dell' Antigone " non sono nata per i grovigli dell'odio,
ma per i legami dell'amore "
cari saluti Susanna
Annunziata