martedì 6 marzo 2018

Cara vita


Cara vita che mi sei andata perduta  
con te avrei fatto faville se solo tu  
non fosti andata perduta
(Amelia Rosselli)

In un suo saggio sulla poesia Walter Siti si sofferma su questi versi della Rosselli analizzandoli minuziosamente, forse affascinato dalla loro zona oscura, da quella specie di buco nero che cantano.
Del suo contestato Bruciare tutto, libro da me amatissimo, mi rimangono dentro le varie citazioni poetiche che puntellano la narrazione e l'immagine del prete disperato, ed eroico, che cammina nella Milano che un giorno fu da bere. La piazza Gae Aulenti, i grattacieli con i giardini verticali abitati da calciatori, i locali di tendenza, i gruppetti di extracomunitari di fronte la profumeria Sephora che osservano - o forse no, in effetti sembrano impermeabili a tutto - i passanti come quel prete. Come Siti. O come me.

Quello che mi pesa di questi ultimi due giorni, dopo le elezioni e dopo la sbornia generale di dati e proiezioni (ho assistito tiepidamente, troppo ho parlato alle cene tra amici, intendo quelle prima del voto, con chi brandiva il suo odio per il PD pur con i vari bonus in borsa o con chi preferiva non guardare alle derive fasciste che ci aspettavano), ciò che mi pesa, dicevo, sono quelli che fanno i delusi di sinistra ovvero quelli che hanno contribuito scientemente a disperdere il voto e che ne hanno fatto anche una questione personale. Di antipatia, di pelle. Tutto tranne Renzi, tutto tranne questo, dicevano. Ora che lo abbiamo, questo "tutto", sentire anche i loro lamenti, francamente, non ce la faccio.
Mi eclisso. Preferisco leggere che parlare. Meglio un libro di poesia, di letteratura, di filosofia, un bel saggio di economia o di politica. O tutti questi argomenti insieme.
"Pagare o non pagare" è un libro minuscolo che li contiene tutti, mostrando quello che siamo e dove siamo, in poche pagine lucide come l'acciaio. 
Un'analisi, ma senza sondaggi, una rappresentazione dei nostri desideri, e nel dettaglio, ma senza le telecamere dei talk show. Il valore economico, il prezzo e il consumismo e l'immaterialità del virtuale. I nuovi lavori e i nuovi guadagni, la free economy e l'economia gratis che reggono il mondo del consumo, il nostro mondo, quello di corso Como o dei mall di Dubai. Segnalo la nota numero uno a pagina 66, tre righe dedicate alla pubblicità in onda prima delle trasmissioni televisive, che indica al lettore un dettaglio a cui abbiamo sempre guardato con distrazione. Ed è lì dentro, in quella piccola nota a pie' di pagina, che ci viene mostrata senza pietà tutta la nostra epoca. 





    

2 commenti:

Anonimo ha detto...

"Affinita' "
A casa dal lavoro per malattia eppure sono felice .
Sono in ottima compagnia con il libro di Ceronetti "PENSIERI DEL TE'
"DUE VOLTE AL GIORNO , DI PRIMA MATTINA E VERSO LE CINQUE DI POMERIGGIO,BEVO QUALCHE TAZZA DI TE' VERDE CINESE . IN QUEI MOMENTI LA PAROLA SI RIACCENDE , LA MENTE OPERA COLLEGAMENTI NUOVI. G.C.
grazie CERONETTI
UN CARO SALUTO A TE SUSANNA
Annunziata

Anonimo ha detto...

PAGINA 66 - NOTA 1
In principio erano l' eufemistico " consigli per gli acquisti" di Costanzo e l' ellittico "a frappe'di Gigi Sabani; ora siamo alla finezza di inserire
messaggi pubblicitari PRIMA e DOPO la comparsa della scritta "pubblicita'",
come se quelli fossero invece un' altra cosa .
Dal libro - PAGARE NON PAGARE - DI WALTER SITI
Grazie Susanna
Annunziata