mercoledì 14 giugno 2017

Vite che non sono la mia


Quando lessi il libro, la famosa biografia,
è questa (mi dissi) che l’autore chiama vita di un uomo.
Così qualcuno scriverà la mia vita, quando io sarò morto.
(Come se un altro potesse veramente conoscerne qualcosa,
se perfino io penso spesso che ne so poco o niente,
qualche cenno, qualche sparso debole inizio, segnali indiretti
che per mio uso esclusivo cerco qui di tracciare).
(Walt Whitman)


Virginia Raggi, la sindaca grillina ha chiesto "una moratoria sui nuovi arrivi" nella Capitale. Il suo mentore, Grillo, leader cinquestelle, in un post rivendica la linea dura su immigrati, rom e accattonaggio: "A Roma si cambia musica" (notizia QUI)
Alla malinconia di queste dichiarazioni post elezioni - che suonano come disperati appelli propagandistici all'elettorato destrorso che li ha abbandonati e che fanno leva, ovvio, su paura e poca generosità - il Viminale ribatte con le sue di ragioni (i fondi già stanziati per l'immigrazione e già riscossi) ed io con questa poesia. 
La riflessione esistenziale di un poeta che, partendo dalla sua, sembra raggiungere tutte le vite del mondo una per una, obbligandoci a riflettere sull'irripetibilità di ogni persona.

(Una vita precisamente)

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