mercoledì 8 febbraio 2017

Specchio... specchio


Sono d’argento e rigoroso. Non ho preconcetti.
Quello che vedo lo ingoio all’istante
così com’è, non velato da amore o da avversione.
Non sono crudele, sono solo veritiero-
l’occhio di un piccolo dio, quadrangolare.
Passo molte ore a meditare sulla parete di fronte.
È rosa e macchiettata. La guardo da tanto tempo
che credo faccia parte del mio cuore. Ma c’è e non c’è.
Facce e buio ci separano ripetutamente. 

(Sylvia Plath da "Attraversando l'acqua) 


Con la giornata del cyberbullismo, tutti noi abbiamo segnato un'altra data nel calendario delle ricorrenze utili. Per chi si trova impaniato nella rete, sapere che esistono studi, dati ma soprattutto numeri verdi e gruppi di ascolto, è cosa importante. E, che ci si possa ribellare denunciando, è utilissimo.
Però, prima di arrivare al cyberbullismo, c'è quel gradino precedente su cui mi interessa soffermare l'attenzione ovvero la dipendenza dei nostri ragazzi che, con occhio pallato, ballano, registrano, scambiano, commentano, condividono tutto il giorno. E il coro greco degli adulti intorno. 
"Sono preoccupata!", "Vive con il telefonino!", "Ci fa pure i compiti col telefonino!", "Sta solo su YouTube!", "Non mi ascolta!", "Non è attento quando gli parlo!"
Sono adulti perennemente connessi che si chiedono come fare a staccare il figlio dall'iper-connessione. Che si chiedono come mai stia sempre appiccicato al telefonino standoci, sempre, pure loro!
Chi conosce Sylvia Plath sa quanto fanno male i suoi versi.
E' un gioco di specchi, la sua poesia. Come la vita.

Quello che vedo lo ingoio all’istante
così com’è, non velato da amore o da avversione. 


E vedere le cose come stanno, un po' di male lo fa.

(completa il tuo profilo)



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