sabato 11 febbraio 2017

Militanze a tavola

Cibo mangiato completamente -
erbacce  
in piena fioritura
(Santōka 1882-1940)


"Prego, signora. E buon appetito!"
"Grazie"
Dopo una giornata intera in giro e senza avere messo sotto i denti nulla di sostanzioso, in classica modalità Poldo Sbaffini, - non avevo la bombetta in testa ma con gli occhi socchiusi e naso vibrante appresso al profumino sì, ero proprio Poldo - scuoto il tovagliolo per adagiarmelo, finalmente, sulle ginocchia.
L'oste, un tipo alternativo dalla faccia furba, mi sciorina il menù che, a sua detta, è "tacitamente vegano". Se avesse scritto nero su bianco quella parola, ve-ga-no, "addio clienti!", aggiunge scuotendo la coda grigia, canuto vessillo di qualcosa volato nel vento come la canzone.
Nudismi, crudismi, naturismi... penso mentre con i rebbi della forchetta taglio in due la lasagnetta alle ortiche. Il burger di quinoa era ancora lì da venire appositamente contornato - ormai poldo e il suo fumetto era scomparso del tutto - da un colloso tortino di patate e lenticchie.
Deglutisco e penso agli ismi dell'occidente, risposta agli ismi terroristici. Prego l'unico bio in cui crede gran parte di una popolazione sobria e pacificata (ho detto pacificata e non pacifica), in nome del quale spesso siamo capaci di tutto. Mi sfilano di nuovo davanti agli occhi post con video sanguinolenti, le tabelle in versione GIF che si animano allegre con le percentuali del tasso di mortalità procurato dalla scaloppina, conto le calorie che, con micro canini acuminati, azzannano le mie cosce dopo il test sui carboidrati. 

Eccovi la civiltà del salutismo ipocondriaco, quello delle bacche di goji, delle sette mandorle al giorno, dei due litri d'acqua, dei semini, dell'aloe e dei vaccini che fanno male ai bambini. Pensavo. Eccoci dentro una nuova militanza, pacificamente armata, efferata, apodittica e apocalittica, dispensatrice di giusto e di sbagliato come sale o pepe. Eccoci a tavola, a parlare di cibo e di poco altro, sicuri, chi su una sponda chi sull'altra, delle proprie scelte, chiusi in micro ecosistemi elettrificati da mille certezze, sempre meno disposti all'ascolto.
Pensavo...

Quando, nel piatto, appare lei, secca polpetta al cacao e pere, farinosa al tatto e al gusto, presentatami con un festoso "ecco il dessert" - è sempre l'oste caudato - insieme al conto. 
Io so cos'è un dolce al cioccolato e pere. Lo so, e bene. E' morbido, meraviglioso, caspita, lo so cosa significa, oste caudato!
Ma non ho detto nulla. 
La notte ho fatto un sogno bellissimo. C'erano fragole rossissime e gigantesche e che venivano dalla Cina, mais al neon, fagioli made in Hungaria e braciole low cost, e mi sono svegliata guru dello "scatolismo". Sì. E' stato quel coso chiamato dolce (NON chiamateli dolci se non ci sono uova e latte, per piacere!) a rendermi, in un attimo, leader, fondatrice e unica seguace, di un movimento alternativo agli alternativi."Invoco, io dello scatolismo, la possibilità di poter mangiare qualcosa al volo aprendo, per esempio, una scatoletta di tonno, versarmi i fagioli borlotti direttamente nella scodella ed essere felice. Aprirne un'altra per farmi un sugo, magari un ragù, senza essere guardata storto. Impilare su quella dei ceci un paio di mais. Vicino, disporre, in santa pace, il barattolino di acciughe, il tubetto di maionese per il pollo arrosto da comprare all'angolo così non si raffredda. Farmi un Mac con le patatine fritte, ogni tanto, senza sentirmi una terrorista.
Ho anche una tessera punti, quella per i bollini da attaccarci su,  e spero di vincere presto la sedia a sdraio. Quella lì, vicino alla casa numero otto. Se aggiungo tre euro mi porto via anche la borsa frigo. E sono felice."


(Occidente)







    

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