martedì 3 febbraio 2015

Ho dei libri!

Ho del riso
dei libri
e persino del tabacco
(Santoka 1882-1940)




La voce di uno scrittore serio continua nel tempo, ad ogni incontro su carta, ad ogni sua storia. Non conosce generi, commissari o plot sorprendenti. Una voce seria può anche non raccontare nulla ma dire tantissimo. E sconvolgerci, farci male.
L'attenzione al dettaglio e la precisione stilistica di Giorgio Falco ha del mistico. Come la sua ossessiva raccolta di particolari, il suo archiviare i giorni, gli anni, le epoche come in "una cartolina mai spedita che doveva essere dei primi anni Ottanta del Novecento", il suo avvicinarsi scoprendo poco a poco la tramatura delle cose fino all'ingrandimento violento di un particolare apparentemente inutile e ora sconvolgente.
Se dovessi collocarlo in una biblioteca ideale, ordinata per affinità, lo metterei vicino a Ora serrata retinae del poeta Valerio Magrelli. Ma qui si tratta di una libreria tutta mia e il discorso andrebbe troppo divagando.  
Mi soffermo su questo Condominio Oltremare, edito dalla casa editrice L'Orma, e voglio estrarre anche io un elemento su tutti gli altri, e ingrandirlo per voi: quello del dialogo tra la narrazione di Falco e le fotografie di Sabrina Ragucci. E' parente stretto del precedente L'ubicazione del bene di Einaudi, questo Condominio Oltremare che sembra il luogo di villeggiatura di chi abitava lo straniante sobborgo suburbano, periferico a non si sa più cosa, che Falco chiamava Cortesforza. 




Ma questo è un libro-installazione, un'esperienza visiva e narrativa molto originale a due voci, e segna un altro passo nella ricerca di una "ubicazione" possibile.
Il testo entra nelle foto e le foto entrano nelle parole del testo non in modo didascalico o accessorio. Falco e Ragucci, l'uno con la scrittura, l'altra con la fotografia, dialogano di luoghi dettagliati e enigmatici che suggeriscono al lettore deja vu, vecchi fatti di cronaca, esperienze passate che ancora galleggiano nelle teste. 
E' un dialogo fatto a monologhi, di voci distinte che parlano in parallelo di esperienze comuni sovrapponendosi e completandosi.
Arriviamo in fondo alla pagina, la giriamo, e appare la foto con il suo controcanto sorprendentemente poetico, sonoro, nitido. 
Queste due voci, così serie e precise, vogliono dirsi qualcosa? Vogliono dirci qualcosa? 
E' possibile rendere anche visibile la malinconia di una sensazione? Raccontare un posto nostro come fosse di tutti? E un posto di tutti come il nostro? Localizzare con la scrittura ed evocare con la fotografia? Trovare un'ubicazione allo spaesamento?
Con linguaggi artistici diversi Ragucci e Falco parlano la stessa lingua.
E a me dicono moltissimo.




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