giovedì 23 novembre 2017

Lasciare la festa


Era chiaro quando me ne andai dalla festa
che anche a ottant'anni compiuti avevo ancora
un bel corpo. La luna splendeva come suole
in attimi di profonda introspezione. Il vento tratteneva il respiro.
E guarda, avevano lasciato uno specchio appoggiato a un albero.
Assicuratomi d'esser solo, mi tolsi la camicia.
I fiori di yucca annuivano con le testoline bagnate di luna.

Mi sfilai i calzoni e le gazze fecero corona alle sequoie.
Giù nella valle il fiume scrosciante fluiva ancora una volta.
Che strano trovarmi in una selva solo con il mio corpo.
So cosa pensate. Ero come voi una volta. Ma adesso
con tante cose alle spalle, tanti alberi smeraldo, e
campi sbiancati da malerbe, monti e laghi, come non potrei
esser solo me stesso, sogno di carne, d'attimo in attimo?
("Vecchio lascia la festa" di Mark Strand



Ora di cena, tv accesa sul solito talent di opinioni dove vengono ospitati, e microfonati, i soliti giornalisti. 
Nella trasmissione di ieri sera Beppe Severgnini è d'accordo con quanto, in un'altra trasmissione, ha dichiarato Eugenio Scalfari su Berlusconi ovvero che lo preferisce a Di Maio. Severgnini aggiunge, vado a memoria, che preferisce una strada battuta a una "imprevedibile". 
Vorrei soffermarmi su quest'ultima affermazione, non tanto per il risvolto politico più stretto - che non mi interessa analizzare qui - ma per quello che mette in luce. 
Preferire il prevedibile.
Mi sembra l'inno di una casta privilegiata dimentica di tutto (corruzioni, evasioni fiscali, scandali eccetera), che comunica fra simili e che pensa di poter dire qualsiasi cosa in un Paese dove oggi, per esempio, si torna a parlare di politici anni ottanta (e di ottanta anni), lo stesso Paese in cui il termine "rottamare" fu il più grande boomerang mai lanciato in politica.   
Sugli altri canali sfilano i talent dell'altro tipo, quelli col cantante o col cuoco che si esibiscono e poi si commuovono e ringraziano chi li ha fatti arrivare fin lì, di qua con un microfono, di là con una pentola in mano. 
E tutti, come prevedibile, applaudono.


(poche chiacchiere)







1 commento:

Anonimo ha detto...

Acquisto il quotidiano Repubblica da anni , ho sempre apprezzato gli
editoriali di Scalfari , la domenica . SONO CRESCIUTA leggendo i suoi libri . non mi era giunta voce dell'affermazione di SCALFARI su di MAIO . DELUSIONE , AMAREZZA , DOLORE E SOPRATUTTO UN SENSO DI SPAESAMENTO.
Annunziata