giovedì 17 luglio 2014

Libro in valigia

Meraviglia del mondo
le ali di farfalla-
formiche le trascinano
(Seisensui Ogiwara 1884-1976)

Con Carlo D'Amicis, con il quale da anni condivido fisicamente lo spazio di una redazione e le scelte editoriali di una trasmissione culturale, questa volta entro in un bosco.
Qui si svolge la storia che mi racconta - o devo chiamarla favola, mito - di questo suo "Quando eravamo prede" appena uscito per minimum fax. Tutto è "meraviglia del mondo" in questo romanzo dove Toro e Formica parlano, Alce si ubriaca e Farfalla ha "lunghe ciglia e labbra disegnate" e ci avverte:

"Non abbiamo sempre detto che niente, a questo mondo, è più perfetto della perfezione animale?"
"Non siamo più animali, Agnello".
Fece una breve pausa. Poi aggiunse: "Né siamo ancora esseri umani".
"E cosa siamo, allora?"

Dopo quello segnalato la scorsa settimana (leggi QUI) mi imbatto nuovamente in un romanzo dove sacro e biblico sono elementi importanti della narrazione. In questo "Quando eravamo prede" la scrittura asciuttissima restituisce al lettore un' essenzialità alta, e allo stesso tempo "altra", che definisce perfettamente l'atmosfera edenica di un bosco ai confini di uno strano disegno divino.





D'Amicis è lo scrittore dallo sguardo bambino che - ecco l'elemento che me lo fa piacere- perde l'innocenza parola dopo parola, e che guarda a un passato amniotico comune con nostalgia ed efferatezza. Alcune immagini dei suoi libri mi sono entrate nella testa con una forza subdola e delicata senza lasciarmi scampo. Il ticchettio dei tacchi a spillo di un libro di tanti anni fa risuona ancora nel rapporto tra Alce e Cagna di questo libro. Agnello, e il suo essere vinto come Alce, mi diverte sempre e ritorna, inquietandomi ogni volta. Questo romanzo è corale, a parlare sono strani esseri in divenire, creature di passaggio a metà tra l'animale e l'umano, che possono anche diventare un albero. 
L'autore-creatore prende in mano quella stilla, quel cromosoma, quel soffio vitale, quella costola che unisce e divide i mondi, umano e animale, e la offre al lettore con la serietà di un bambino che stacca un boccone dalla merenda per offrirlo a un adulto. 
Una specie di comunione per gioco dove tutti giochiamo a fare l'Agnello sacrificale.   

E' un gran bel libro, questo, dove siamo cacciatori e prede e il limitare del bosco fa paura e l'amore trionfa.
E' intenso e filosofico. Religioso e carnale. 
Buona lettura!








                   

1 commento:

Anonimo ha detto...

Anche se non conoscessi Carlo, anche se non conoscessi la sa scrittura, dopo aver letto questa tua bella recensione correrei a comprare il suo romanzo (che, d'altra parte, appunto perché conosco Carlo e la sua scrittura, avevo già deciso di acquistare).

Milvia