martedì 21 novembre 2017

Che ci faccio qui


I muscoli dei piedi, lo stelo delle gambe
mi alzano verso il cielo ma si fanno di pietra.
Ero zingara, nomade, ora sono
come Dafne per sempre bloccata.

Terra, non ti volevo, tu matrigna
che mi artiglia lasciandomi nel vento
solo chiome in scompiglio. Mille strade
mi aspettavano prima della morte.
(da "La traversata dell'oasi" di Maria Luisa Spaziani)


Vorrei un paio d'etti di pasticcini, grazie. E così che ho incontrato gli occhi di chi sembra chiedersi: che ci faccio, io, qui.
Li incrocio per un attimo, sono della signora che mi sta servendo e che ora si dirige alla cassa del piccolo esercizio per farmi pagare. 
Una cinquantina d'anni o forse qualcosa in più, i capelli biondi corti, le guance appesantite di chi sorride poco. 
Cinque euro e quaranta, mi dice, e lo fa rimanendo laggiù, serrata nel posto lontano che non so e non voglio sapere. Lontana da quella piccola pasticceria periferica, così tristemente di passaggio, lontana dalla vita che vive.
Il neon illumina i due o tre tavolini stile ikea e le poche paste sui vassoi d'acciaio; qualche meringa gigante, uno strudel giallo che sembra abbia una ferita di mele, i mignon alla fragola e al cioccolato che si alternano a bignè pallidi. 
Si fanno centrifughe, si accettano buoni pasto, toilette. 
Ecco il resto, grazie.
Grazie, rispondo, buttando gli spicci di resto nella borsa e raggiungendo veloce l'uscita.


(Come Dafne)










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