mercoledì 7 giugno 2017

Noi, quello che siamo


Niente ha di spavento
la voce che chiama me
proprio me
dalla strada sotto casa
in un'ora di notte:
è un breve risveglio di vento,
una pioggia fuggiasca.
Nel dire il mio nome non enumera
i miei torti, non mi rinfaccia il passato.
Con dolcezza (Vittorio,
Vittorio) mi disarma, arma
contro me stesso me.
(Vittorio Sereni)

Amo la pacatezza e la lucidità di Sereni, la sua capacità di dialogare anche con noi qui, venti anni e più dopo la sua scomparsa.
Amo la tristezza di un suo dettaglio, come se la voce si rompesse, e amo lo sforzo nel dominarla. Amo la sua inquietudine. 

Si parla tanto di identità, di radici, tutti concetti che francamente abolirei. 
L'unico tipo di identità che riconosco come essenziale è quella del poeta Sereni, l'importanza di avere un nome, Con dolcezza (Vittorio,Vittorio), quel suo io che diventa il mio, il nostro.


(IO)





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