mercoledì 28 giugno 2017

L'arrivo di Saturno


Così dunque si muore,
tra bisbigli,
che non si sa afferrare.

"E dopo?
Dopo, semplicemente,
la vana solitudine del sogno"
(da "Il prato bianco" di Francesco Scarabicchi)




Secondo me questo è un libro sul tempo. 
Sì, anche sull'amicizia, sul terrorismo, sulla militanza politica, sul giornalismo d'inchiesta e su tutti quei buchi neri che ancora costellano la nostra Storia come sospesi in un oscuro planetario, ma è soprattutto un libro sul tempo. Ne sono convinta. 
Un romanzo sull'attimo giusto, "quello", irrimediabilmente perso, e sul tentare la ricostruzione di un momento; una frase non detta, l'abbraccio non fatto, l'appuntamento chiarificatore mai combinato. 
E dopo? chiede il poeta. 
E dopo si va avanti. Tutto qui. E falso e verità si impantanano, e gli anni, uno dopo l'altro, pesano prima sulle articolazioni, poi sui riflessi e infine sulla memoria. 

Loredana è una ragazzina sopravvissuta agli anni settanta senza portarsi la polvere grigia dell'ideologia ancora addosso, forse è l'unica che conosco, di quella generazione, a essere così ben disposta verso il resto del mondo.
Loredana lo batte, il tempo, si vede da come si veste, da come fuma, da cosa e come legge. E' come una sedicenne che si affaccia alla vita - ha sempre un po' paura, lo ammette lei stessa - e che qui prova a ricomporre il suo vaso rotto in mille cocci; se manca un frammento, basta un filo di oro zecchino da colare in quello spazio vuoto, e il vaso tornerà come prima. 

E dopo?
Dopo, semplicemente,
la vana solitudine del sogno








  
       

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