mercoledì 17 maggio 2017

Io sono quello che leggo


Il tempo è un fiume che mi trascina,
ma sono io quel fiume;
è una tigre che mi divora,
ma sono io quella tigre;
è un fuoco che mi consuma,
ma sono io quel fuoco.
Il mondo, disgraziatamente, è reale;
io, disgraziatamente, sono Borges.
("Il tempo" di J.L. Borges)


Sono in partenza. Borsa con golf se poi ho freddo, scarpe comode per la mattina, più alte, almeno per la sera, appunti, telefonino, ipad. Biglietto, preso. Libri da leggere in treno? Pure. Un altro festival di parole e persone, un altro salone in cui aggirarsi e che si squadernerà ai miei occhi con tutti i suoi stand e i suoi scaffali come un gigantesco pop up. Infiniti corridoi di libri da percorrere con le scarpe di cui sopra. Sono in assetto giusto: vispa, carica e con sorriso a serramanico, quello pronto da sfoderare con chi non ricordo bene chi è. Ah, se esistesse un file nel cervello dove incasellare, come in un agenda, chi caspita sei, che lo so che ci conosciamo e che ci siamo visti recentemente... Uno scrittore, un ufficio stampa, un editore, un temibile addetto ai lavori che lo dovrei sapere il tuo nome e anche dove lavori, che fai, eppure... Dimmelo tu, fammi capire qualcosa, dammi un indizio mentre io vado di sorriso.
Libri. Scrittori. Lettori.
Torniamo a Borges. Un gioco di specchi che sembra rappresentare il lettore nell'atto della lettura che nel colpo di scena finale diventa l'autore. Anzi, è Borges nel momento preciso dell'immedesimazione con il Borges della poesia. 
Personaggio, autore e lettore.
Semplifichiamo ora a nostra misura: noi siamo quello che leggiamo. 
Siamo fatti di libri. Noi siamo quello che leggiamo.
Siamo lettura fatta di carne e sangue, siamo quel fuoco, quel tempo che scorre come un fiume, siamo noi a mettere, nelle parole di un altro, il nostro vissuto. 
E da algido o cerebrale che sembrava, il gioco, a sorpresa, diventa puro godimento, puro calore.
Sono io quel fuoco.

(Io)





  



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