venerdì 28 aprile 2017

Susanna e i vecchioni


E chi potrà più dire
che non ho coraggio, che non vado
fra gli altri e che non mi appassiono?
Ho fatto una fila di quasi
mezz’ora oggi alla posta;
ho percorso tutta la fila passetto
per passetto, ho annusato
gli odori atroci di maschi
di vecchi e anche di donne, ho sentito
mani toccarmi il culo spingermi
il fianco. Ho riconosciuto
la nausea e l’ho lasciata là
dov’era, il mio corpo
si è riempito di sudore, ho sfiorato
una polmonite. Non d’amor di me
si tratta, ma orrore degli altri
dove io mi riconosco.

- Ho capito una cosa, ai giovani preferisco i vecchi, i vecchissimi. Insieme ci sto meglio, più in relax.
- E i ragazzini?
- Non ho la sindrome pedagogica, visto che sono io che cerco di imparare qualcosa. I miei coetanei? Di loro conosco tutto, grazie, frustrazioni comprese.
- E allora i trentenni, baffi a tortiglione e bici ecologica, oppure i quarantenni sulla rampa di lancio. E un po' vegani...
- Lasciamo perdere.

- I sessantenni?
- La generazione che ha soffocato a mazzate di ideologia la mia, quella dei poveri cristi cresciuti con Drive in e poi maturati al sole dell'Italia berlusconiana? Quelli che hanno fatto e disfatto tutto, conosciuto il 68, liberato il 69, protestato nel 77. In viaggio dall'India a Barbiana? Femministi in mio nome? No, grazie. Preferisco i vecchi, anzi i vecchissimi. Calore, gentilezza, esperienza, modestia. Riparo, esempio.
Poi però succede una cosa. Accendo la tv. 

C'è Scalfari, novantenne, intervistato sul mondo. Su "tutto" il mondo. E' acciaio parlante, barba bianca da Omero che sa tutto di tutto di tutto di tutto... dal sesso a Trump, dalla letteratura alle primarie del Pd, vola alto, - lo sguardo accondiscendente da semidio - vive, onorato, nella sua torre eburnea,  irraggiungibile da noi poveracci quaggiù che al massimo siamo capaci di discettare dell'ultima riunione di condominio.
Devo rivedere alcune cose in fatto di compagnie.

(punto di vista)


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