giovedì 13 aprile 2017

Fonzie e le fake news


Io ho parlato ed un altro ha sentito
ed ha bisbigliato ad un altro, un terzo ha capito
mentre un quarto, prendendo un bastone di quercia,
è uscito nella notte – verso un’azione eroica. Il mondo su questo
ha composto una canzone e con questa stessa canzone
sulle labbra – o vita! – vado incontro alla morte.


Se da piccola facevo una cosa che non dovevo fare, tipo dire una bugia, sapevo che avrei dovuto chiedere scusa. In quegli stessi anni qualcuno, mettendo in connessione un elenco di nomi tra loro, iniziava a lavorare su internet ma, tranquilli, eravamo ancora agli inizi.

Alla fine degli anni settanta Fonzie ci provava, eccome, a chiedere "scusa", ma gli usciva dalla bocca contratta solo uno "sc", come un singulto (per i nervi dava una botta al jukebox  e il disco partiva e la puntata continuava). La sera, Sandra e Raimondo ci divertivano con "Tante scuse" e in un garage lontano lontano, un giovane capelluto di nome Steve Jobs cincischiava tra cavi, schermi e matematica. Ma, tranquilli, eravamo ancora lontanissimi dal conoscere i cavoli altrui e con essi l'espressione "in tempo reale", le notizie arrivavano sì, ma sempre molto tardi e i giornali uscivano con un'edizione serale. Se qualcuno dava una notizia sbagliata partiva la lettera del direttore con le scuse, pubbliche, il giorno dopo. I dossieraggi e le calunnie esistevano, ovvio, ma erano fenomeni occulti, poco appariscenti. Selenici. E comunque per "rete", anche i più fichi, ancora intendevano quella dell'uomo ragno.  

Negli anni novanta, insieme a tangentopoli, sono apparsi i primi telefonini e i motori di ricerca e tutto ci è sembrato, di colpo, qui, a portata di mano. Finalmente un poco di luce, abbiamo pensato. E la pubblica piazza, che di lì a poco sarebbe stata virtuale, iniziava a illuminarsi, riuscivamo a guardare, tutti insieme, le monetine e i processi in tv.

Da quel 2001 - le torri gemelle tagliate in due da un'esplosione, i corpi lanciati nel vuoto - è come se qualcuno avesse spinto un pulsante e ben accelerato la nostra ansia di connessione.  Un nerd di nome Zuckerberg l'ha capito al volo e ci ha procurato un luogo protetto e da condividere. Le notizie oggi le spizzichiamo qui e lì, la fonte è una sola "l'ho letto in rete", un partito è nato dalla pancia di tutto questo e, per esistere, ci si siamo tutti armati di un profilo social.



Nota

Io ho parlato ed un altro ha sentito
ed ha bisbigliato ad un altro, un terzo ha capito
mentre un quarto 

Postverità. La nostra, l'epoca della trasparenza e dell'esposizione, sta producendo la sua nemesi: le notizie false. 
Spariamo fake news. E, ovvio, nessuno chiede scusa. 


(Social-ismo)

















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