lunedì 27 marzo 2017

Ora solare

(...)
Ricordati che il tempo è giocatore avido:
guadagna senza barare, ad ogni colpo! È legge.
Il giorno declina, la notte cresce; ricordati!
L'abisso ha sempre sete; la clessidra si vuota.
(da "L'orologio" di Charles Baudelaire )


Ci sono delle volte in cui mi sembra di non andare a tempo, di essere sfasata. Le ore passano e con loro i minuti e con loro i secondi, mentre continuo a cercare l'assetto esatto della mia giornata. 
(Lo specchio di fronte mi riflette piuttosto come uno scentrato Bianconiglio, seduto sul divano di pelle nera consunto al bordo proprio uguale a quello di casa mia).
Dovrei sbrigarmi, dovrei finire quel libro o uscire, dovrei. Ma mi capita solo di ritornare laggiù, e prendo al volo l'occasione, dentro, per esempio, a quella volta che camminavo nei pressi di un piccolo bar, a Chicago, sì ero lì, che mi sembrava che l'avessi sempre fatta quella passeggiata dalle parti di quel sottopassaggio di Chicago coi graffiti e che l'avrei potuta fare chissà quante altre volte, quell'unica passeggiata. Ritorno sovente a quel piccolo bar, uguale a quelli nostri tipo chioschetto, pensavo questo anche quella volta laggiù, lontano, una vacanza di un'estate di quanto tempo fa, venticinque anni? E pensavo ma che bello qui e ci tornerò spesso qui, che ci vuole! - e come ci credevo in quel momento - e ovviamente non ci sarei mai più tornata, mai più, anche se quel posto mi torna su da solo, come un reflusso mentale, e lo "so" così bene anche se non "so" più dov'è, nè ricordo l'indirizzo nè la fisionomia di un qualsiasi palazzo nei pressi per poterlo ricostruire almeno su google, dargli un nome a quel quartiere, nè so se esista ancora quel bar e, soprattutto, non ci tornerò mai più. E quei ragazzi vicino agli alberi lì intorno, li ricordo bene quei ragazzi che non invecchieranno mai e che continuano a darmi pace al solo pensarli. La coppia seduta al tavolino e uno con il cappello tipo coppola di jeans in piedi al banco, e poi quei bicchieri colorati che tintinnavano nell'aria fresca... Una piccola passeggiata indelebile nel tempo e nello spazio che torna su.

E quando il mio giorno declina e la clessidra si vuota, vorrei ricominciarlo o almeno riuscire strappargli qualche ora ancora. Mi servirebbe per capire perché ogni tanto mi si fermano le lancette in questo modo.
Ma è diventato già lunedì.


(Tempo perduto)





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