lunedì 30 gennaio 2017

Santōka

Recitando i sutra
ricevo riso -
canto di averle
(Santōka 1882-1940)



Che le "averle" siano piccoli uccelli della famiglia dei passeri lo apprendo dalla notazione zoologica, un ennesimo regalino che mi giunge da laggiù, dal mio monaco zen preferito autore di questo haiku di totale benessere.

E' stato un fine settimana particolarmente ricco, il libro che gli ho dedicato continua elargirmi un' empatia immediata con le persone che incontro. 
Ecco qualche appunto sulla presentazione di sabato che qui condivido. 
Ecco il riso che ho ricevuto.

Poggibonsi. Appena ci arrivi capisci che, a dispetto di una Toscana da cartolina, perfetta e metafisica, questo è un luogo dove ci si è dati molto da fare per essere all'altezza del territorio circostante. La sua ricostruzione dei primi anni cinquanta non la vedono meta, per capirci, di uno Sting che sceglie questa regione come luogo d'elezione ma appare subito evidente, appena la attraversi a caso in automobile per la prima volta, che i suoi abitanti l'hanno resa, a dispetto di tutto, molto accogliente. Cinema, librerie, una bellissima biblioteca, opere d'arte diffusi nel territorio compongono la trama di un tessuto culturale vivacissimo e immediatamente percepibile. E, ci scommetto, nel tempo saranno riscoperte anche quelle mattonelle azzurre della sua pavimentazione, quei portici squadrati, quelle finiture essenziali, quei colorini appassiti degli intonaci, quei passaggi "ricavati" tra condomini alti e anonimi! Gli anni cinquanta con il loro "un po' voglio ma non posso", torneranno di moda e stuoli di architetti arriveranno anche in questa piccola ed eccentrica parte della splendida Toscana a studiarseli. 
A Poggibonsi poi vi nacque anche Leonetta Pieraccini, moglie di Emilio Cecchi, un'intellettuale a me simpatica per varie regioni ora troppo lunghe da spiegarvi.

Sabato mattina la traduttrice ed esperta di Giappone Antonietta Pastore citava il "mio" Santōka e "Haiku e saké" in un articolo su Repubblica intitolato "Magia Haiku tutto in tre versi", sabato pomeriggio mi aspettavano in biblioteca per la presentazione del libro. 
Che dire? Riso a go go!

Allora, in ordine sparso, continuo i miei appunti:
"Scilla" di nome e di fatto, piena di vitalità.
Una biblioteca luminosa, situata in un ex ospedale, oggi dispensatrice di "cure" per le teste di chi la frequenta, ha offerto i suoi bei locali per la presentazione. 
Dario, organizzatore e professore, di cui tutti mi hanno detto solo cose belle. 
Ivo che ama le distanze brevi come i racconti di Carver e che insegna a ragazzi che sento di invidiare. 
Pantzela, profonda e di parole precise, come sanno essere i sardi, con i suoi click mentali tutti per me. 
Alessandra che è arrivata da Bologna, Emma da Firenze e che mi hanno portato tutto il loro affetto, la loro sensibilità e attenzione per quanto scrivo e faccio a Radio3.
Un bel panorama umano, l'incontro era pienissimo. 
E domenica le colline senesi, preservate dalla speculazione e dagli obbrobri, quel loro grigio-giallino dell'inverno, meno turistico ma così struggente. Il verde scuro dei cipressi affusolati che ogni tanto lo interrompeva come un tratto di pennarello.  
Un faccia a faccia con Duccio di Buoninsegna che non dimenticherò tanto presto e poi le "architetture" di Pinturicchio sempre a Siena, sulle pareti della Libreria Piccolomini del duomo. 
E prima di ripartire verso Roma, i ricciarelli appena fatti, fragranti, mangiati in memoria di qualcuno che li amava e non c'è più, come una preghierina laica e buonissima.



(ricevo riso)






  
              


    


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