mercoledì 27 luglio 2016

Giardino

Quello che leggerete è un post che avevo pubblicato a marzo. Pia Pera, autrice di un libro che mi è caro, è mancata ieri. Riposto. 
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Giorno di primavera
si perde lo sguardo 
in un giardino largo tre piedi
(Shiki 1869-1902)


Leggere "Al giardino ancora non l'ho detto" serve, è utile. Rigenera, smuove e tocca, come succede quando si affondano le mani dentro la terra. 

Pia Pera annota il suo declino fisico in un modo alto e schietto come solo chi guarda "laggiù" può permettersi di fare, e riesce a darci conto del grande mistero e di minuscole umane meschinità con la medesima acutezza. 
Guarda a sé come un giardiniere guarda a un ramo malato, con la stessa perizia, con la stessa acribia con cui analizza una foglia che sta appassendo senza un motivo plausibile. E' come se girasse e rigirasse se stessa fra le sue stesse mani, si osservasse sempre più da vicino. Il mondo delle letture che le va incontro sembra salvifico e insieme portatore di sgomento ulteriore.   

Sfrondare e potare permettono una nuova strana libertà.

Qualche amico che capita da quelle parti, alcune presenze mute e domestiche, luoghi visti o solo immaginati. Macchia, il cane fedele che gioca con lo stecchetto tra le piante nominate una per una, chiamate con il loro nome botanico, e che io mi affanno a cercare in rete, tentando di rimettere al suo posto almeno una cosa. 
E mi domando perché questo genere di giardinieri, questi coltissimi giardinieri per sbaglio come Vita Sackville West o quelli "senza giardino" come Ippolito Pizzetti, mi siano sempre sembrati esseri superiori. Sanno dare il nome alle piante, può essere questo? Può essere solo questo? 

E' una storia piccola, dentro un orto sempre più complicato da attraversare e che appassisce insieme a chi ne ha avuto cura ma è anche un racconto sereno che sa di incontri, di libri letti, di grandi viaggi e di lingue studiate, amate e tradotte.
Trovare le parole per l'indicibile o poterle dare a una pianta, mi sembra la stessa cosa.


Aggiungo che su "Al giardino ancora non l'ho detto" (ed. Ponte alle Grazie) nulla è stato scritto di più caro delle parole dello slavista Francesco Cataluccio che vi riporto in questo link QUI.

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