lunedì 11 aprile 2016

Domenica

Sul verde prato
libera dalle cose
canta l'allodola
(Bashō 1644-1694)


Sedicimila atleti, di ogni caratura, ieri si sono cimentati con la maratona annuale romana passando tra monumenti barocchi, lungo il Tevere, tra i marmi del Foro Italico.
Mentre correvano, un'altra cospicua parte della cittadinanza, ciclisti e runners, sfrecciava vicino vicino ai maratoneti, ma sulla pista ciclabile. C'ero anch'io a festeggiare, pedalando, nella meravigliosa giornata di primavera. Eravamo tutti un piccolo popolo felice, compresi noi sportivi della domenica. Respiravamo all'unisono la mitezza dell'aria, cedevamo il passo, sorridevamo a chi ci veniva incontro, e il lunedì rognoso che aspettava ognuno di noi, non lo vedevamo nemmeno. 
Ascoltavo i pezzetti di frasi di quelli che mi superavano o che lasciavo alle spalle, godevo di dialoghi estrapolati, di concetti insensati e smozzicati (urlati al compagno di bici o al telefonino, al bambino o alla fidanzata), parole che mi hanno tenuto compagnia più della musica degli auricolari, e che suonavano, nell'erba verde, esattamente così:

<< Devi scalà, Marco...un villaggio turistico livello "cazzone"...mamma, quando arriviamo?...pizza e biretta...assolutamente da vedè...sei 'na pippa vera...ristorante...c'è pure Verdone e Valentino...devi scalaaaaá...quando arriviamo...pipì...'sto brecciolino...dopo questi, superali...ammazza che cane...anvedi chi c'è... >>

Non sense di felicità piccola, lieve come può esserlo un romano di domenica quando sente che il lunedì ancora "sta llà".

(Canta l'allodola)








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