venerdì 18 settembre 2015

Clima

Ah! Erba d'estate -
tutto ciò che resta dei sogni
di tanti guerrieri
(Bashō 1644-1694)




Quando il caldo è intollerabile, quando il termometro scoppia e i percorsi a piedi seguono solo la direzione delle ombre magre magre, quando l'afa prostra e capita di sventolarsi anche con la gonna...è estate. Estate piena. Non c'è bisogno di conoscere il giapponese e riuscire a individuare il kigo estivo nell'haiku di oggi. Nè di controllare il termometro appeso vicino alla finestra. Fa un caldo pazzo.
Un ascoltatore, proprio stamattina a "Prima pagina", ci ricordava di quel povero orso bianco, spelacchiato e con la lingua a penzoloni, in bilico su un rimasuglio di pack. Perché l'orso non se l'è filato nessuno? Perché nessuno è scosso dai cambiamenti climatici? Si chiedeva l'ascoltatore da dentro la mia radio casalinga.
Sono forse i cambiamenti del clima la causa del fatto che da un paio di anni mi sveglio al canto, francamente un po' stonato, dei pappagalli? L'albero che ho di fronte è diventato asilo di un centinaio di loro, garruli e verdissimi. E anche belli tosti visto che hanno scacciato i precedenti inquilini, vecchie cornacchie autoctone. 
Colpa della tropicalizzazione? Oppure vale la vulgata romana, serafica e pacificante come sempre, che ci racconta di piccoli pappagalli domestici che, sfuggiti alla gabbia, nel tempo, si sono felicemente urbanizzati? 
Anche il pappagallo romano non è più quello di una volta, signora mia! Non ci prova più con la turista di turno. Anzi. Mi sembra bello istericuzzo.

In attesa di avvistare gli orsi al Colosseo, magari vestiti da centurioni e ridotti a "guerrieri" dei noantri, scelgo i sandali più sandali, la maglietta più fresca e mi raccolgo i capelli sulla testa.
Che mi frigge di interrogativi.



(Amazzonia sotto casa)




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