giovedì 25 giugno 2015

Effetto domino

Ho del riso 
dei libri
e persino del tabacco
(Santoka 1882-1940)



Questo il kit di sopravvivenza di Santoka nel suo ormai famoso haiku che uso come sigla per i miei consigli libreschi.

Chi mi segue sa che sono appena tornata da Venezia e che, avendo passato più tempo in treno che con gli amici, ho letto, metà all'andata e metà al ritorno, "Effetto domino" di Romolo Bugaro, che vi consiglio.
Non c'è una storia. Se cercate la storia, l'inizio o la fine di qualcosa, cambiate libro. Se invece volete farvi un giro in un mondo che magari non vi appartiene, che solo sfiorate o magari snobbate o giudicate... benvenuti! Benvenuti in quel Veneto, in quel padovano, sotto quei capannoni industriali, nelle campagne urbanizzate, nei locali bui e opalescenti con luci strobo e apericena. 
Leggere Bugaro è come il viaggio in treno che sto facendo, un frecciarossa che punta ai 300 chilometri all'ora proprio tra quelle campagne, e con vagoni che mi sembrano popolati anche dai suoi personaggi che, come un "effetto domino", nel libro agiscono uno sull'altro.
Benvenuti tra le persone che non ci piacciono, detestabili, ma che hanno tutte il loro pezzetto di non-storia da raccontare.
E benvenuti in mezzo a quei personaggi che uno di solito "salta", quelli che non interessano, su cui un autore vola via con una frase al massimo e l'attenzione del lettore dura un battito di ciglia. Ma Bugaro si ferma, placa una piccola inutile folla di questuanti davanti a una scrivania qualsiasi, freeza tutto e mette a fuoco. Loro:

"Sono uomini di sessant'anni con abiti scuri un po' usurati dalle lunghe giornate alla scrivania e donne di quarant'anni con tacchi molto impegnativi che mettono in tensione i muscoli del polpaccio e ragazzotti di venticinque anni con cravatte troppo lunghe o troppo corte, e tutti spingono, sgomitano, spintonano, senza misericordia per guadagnare terreno. Piazzare il loro fascicolo sulla scrivania del giudice, una donna dal viso duro e risentito che rifiuta ostinatamente di distogliere lo sguardo dal monitor del computer e posarlo sulla folla di sgomitanti a mezzo metro di distanza."

E poi lei, un giudice, personaggio marginabilissimo:

"Lei non darà corda, non lascerà spazio, lei odia quell'assenza di ordine e compostezza e dignità, tanto più dopo che si è vista franare addosso trecento e passa fascicoli di Coletti, dopo che il presidente si è rifiutato di assegnarle il nuovo uditore, dopo che Matteo è ripiombato nel suo malessere strisciante, cioè la paura di salire sull'autobus e sul tram, la paura di varcare il portone della scuola, - malesseri originato dal fatto che il padre non lo cerca, non gli telefona, non ricorda minimamente di avere un figlio - e lei è stanca di tutto questo, non ne può più, infatti si farà trasferire in un'altra sezione, un altro Tribunale, o meglio ancora, si licenzierà."

Luoghi di passaggio come bar, uffici, o discoteca: "siede sul cuscino cerato bianco, resistente all'umidità, alla pioggia, alle cinture ruvide, alle borchie appuntite, ai cocktail rovesciati, alle bruciature, a tutti loro". Persone di passaggio: "conosce lo sguardo delle donne avute per breve tempo, in un passato più o meno lontano, e poi perse di vista. Quel misto di complicità residua, curiosità distante, ironia difensiva". Donne definitamente spente, dalle dita con il french-manicure sul bicchiere, il massacro in palestra, le diete bio e uomini in spegnimento: "aveva preso per mano i suoi fornitori, gente con operai da pagare e famiglie da mantenere, e li aveva condotti nel luogo dove lui stava andando".

L' "Effetto domino" è l'unica forza inerziale rimasta in un cosmo fatto di particelle elementari che ogni mattina si alzano, si vestono e si truccano, comprano macchine e telefonini potenti. 
Piccole stelle inutili che vanno in default, in "sofferenza segnalata" per poi inevitabilmente implodere. 
Piccole detestabili pulsar senza né scopo né colore che Romolo Bugaro raccoglie per quei lettori, come me, che apprezzano storie dove non c'è molto da raccontare











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