lunedì 13 aprile 2015

Voci

Qualcuno parla
ha la voce d mio padre
il viaggio si fa triste
(Santoka 1882-1940)




La sensazione di Santoka non è anche la nostra? Non l'abbiamo pensato tutti, nei momenti di dolore, “quanto mi manca, non sentirò più la sua voce"?
Oggi parto da Santoka per riflettere sulla causa - o su una delle possibili - di questo improvviso struggimento.

Tempo fa, mentre ero all’ascolto di una delle trasmissioni più dissacranti e allegre di tutta Radio3, “La Barcaccia”, mi è apparsa, nella sua sconcertante evidenza, la fisicità di questa mancanza.
I conduttori  dedicavano una puntata a un’artista scomparsa, il mezzo soprano Elena Obraztsova, proponendo una serie di ascolti di sua interpretazione. Ero alla scrivania intenta nelle mie cose – far quadrare gli interventi degli ospiti del pomeriggio, rispondere al telefono, scrivere una mail, cose così – con la radio in sottofondo. Il mio lavoro. Ma qualcosa all’improvviso mi trafigge: la vita di quella persona in onda. Mi trafiggeva quella voce, voce di un’artista che francamente non avevo neanche mai sentito nominare.  Ascoltavo vita.
E ho capito con quella trasmissione allegra e dissacrante, il perché manca tanto la voce di qualcuno che non c’è più e perché fa così male ascoltare vecchie registrazioni e come mai, di quei vecchi filmini di compleanni o natali passati, è esattamente quando arriviamo all’ascolto della voce di una persona cara che non reggiamo alla commozione.
E’ a causa dell’invisibile sua fisicità. Con i telefonini di ultima generazione, con cuffie sensibili e con la tecnologia di oggi poi la voce è, e sarà, eternamente, “quella” voce.
Il fiato, la saliva, la pause, i gorgoglii, le labbra, gli schiocchi di lingua, la laringe, l’aria che passa dai polmoni alla bocca e che produce suono. Corde vocali. Vibrazioni, pressioni.
Vita. Vita che non è più.

E ascoltare la vita, quando la vita è finita, è struggente e malinconico come questo haiku di Santoka.


(Ferri del mestiere)

Il pezzo completo lo trovate on line sulla rivista che ogni tanto ospita le mie haiku-riflessioni.
Si chiama L'Undici ed è leggibile cliccando QUI!

1 commento:

marina ha detto...

Sai, il mio psichiatra mi disse che i primi ricordi che perdiamo di una persona cara scomparsa sono quelli uditivi. La voce appunto. È dura.