mercoledì 11 febbraio 2015

EUR

Nella grotta di una prostituta
oscilla una corda
per saltare
(Kaneko Tōta   1919)




Kaneko Tōta è un poeta di haiku a noi contemporaneo. Ha atmosfere oniriche, una specie di "efferatezza a colori" un po' alla Dalì.

La notizia, che divide non solo i romani, è quella di destinare parte di un quartiere della città, l'Eur, alla prostituzione e farne una zona a luci rosse (ultimi sviluppi qui).
Non lo so, non ho capito ancora bene se la definizione di un'area, con confini precisi, possa arginare il problema più antico del mondo. 
Sinceramente, non lo so. Ma mi offre l'occasione di ragionare sul recupero di pezzi di città.

Mi viene in mente che il Villaggio Olimpico, un quartiere oggi molto ben quotato al metro quadrato e sede dal 1990 del prestigioso auditorium di Renzo Piano, quando ero una ragazzina degli anni Ottanta era, se non volevi grane, off limit. 
Quando ci capitavi, testa bassa e passo svelto tra tossici, viados e prostitute. Occhi aperti per non ferirti su pezzi di vetro e siringhe a terra. Motorini che sgommavano e un'ariaccia torva.
Se il fine ultimo è quello, come leggo dalle notizie sull'Eur, di rendere la vita difficile al racket, potremmo provare a investire di più sul concetto di vivibilità. Immaginare un territorio urbano costellato di grandi opere e piccole opere, funzionali e belle, collegate con i servizi pubblici. Non c'è bisogno di costruire e spendere, basterebbe riqualificare quello che già è stato fatto. 
Collegamenti tra quartiere e quartiere e parchi giochi attrezzati e colorati, con una corda per saltare, ad esempio
Luci, lampioni. Spazi comuni (che bella parola "comuni"!) facilmente raggiungibili e non ai confini della realtà. Cestini, panchine. Attività culturali e ricreative, sale per musicisti dove provare a pochi soldi. 
E, proposta veramente hard, una biblioteca di quartiere meno sfigata, con connessione wifi gratuita e funzionante. 

Ah. Dimenticavo. Al Villaggio Olimpico gente che si prostituisce, e di tutti i tipi, ce ne è ancora. E si vede, eccome se si vede. E la droga, in modo meno appariscente di prima, sicuramente abbonderà ancora tra le strade squadrate di questo quartiere pensato, alla fine degli anni cinquanta, dagli architetti Alberto Libera e Luigi Moretti per un popolo vincente e in pieno boom economico. Le cose sono andate diversamente.
Ma il fatto che girato l'angolo possa esistere qualcos'altro in alternativa, negli ultimi quindici anni ha aiutato qualcuno a scegliere una strada diversa.


(Albero da marciapiede)



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