martedì 13 gennaio 2015

Leggendo haiku

Aspettando il prossimo tuono,
incontro per caso
bellissimi occhi
(Saitō Sanki 1900-1962)



In questi giorni di tuoni e tempesta ho scelto di leggere "Il grande libro degli haiku", appena uscito per Elliot, riedizione di quello Castelvecchi che nel 2005 aveva una copertina blu. Il volume, dalla stazza non esattamente tascabile, è un'antologia che mi sento di consigliare a chi, magari anche attraverso il mio blog, inizia ad apprezzare il grande mondo degli haiku.
L'introduzione, semplice e precisa, è della curatrice Irene Starace e offre un excursus veloce nella letteratura giapponese. Varia la scelta dei poeti e dei componimenti, le note sono puntuali e facilmente raggiungibili dal lettore. Per ogni haiku è dedicata un'intera pagina, scelta che all'inizio mi sembrava, lo ammetto, un po' troppo stilosa, ma che invece rende ben visibile quel senso di sospensione intrinseco nel componimento stesso. In effetti, solo in uno spazio più ampio può trovare respiro la grazia grafica degli ideogrammi e la loro trascrizione anche in italiano lascia intuire quel ritmo interno al verso, inafferrabile se non si conosce il giapponese. 






Insomma, un bel libro da consultare dove, insieme ai più famosi Bashō e Issa, trovano posto vari poeti contemporanei poco conosciuti esponenti di un'arte antica sempre capace - come già diceva Roland Barthes in un suo saggio meraviglioso - di rendere, proprio come una fotografia, la realtà a cui cosmicamente si riferiscono.
Alla domanda se possano esistere ancora poeti haijin, come lo furono Issa o Bashō, ai nostri giorni, la risposta è immediata e positiva se si leggono Kaneko Tōta o Kato Shusōn.
Gli haiku hanno irretito Jack Kerouac e Andrea Zanzotto, ne parlerò in un prossimo post, e continuano ad affascinare migliaia di persone in tutto il mondo che si cimentano nella loro struttura e costruzione, ne traggono ispirazione per musica, fotografia, video arte.

Di questi cristalli perfetti di tre versi, io catturo, col mio specchietto, uno dei tanti riflessi che mi colpiscono e lo dirigo sui vostri "bellissimi occhi" e voi, a vostra volta, lo riflettete in giro o di nuovo verso di me. 
Ecco cosa significa per me l'esperienza del Dailyhaiku.







     

 

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