lunedì 24 novembre 2014

Vivibilità

Sapendo che mangia la serpe
orrenda la voce
del fagiano verde
(Bashō 1644-1694)




A proposito dell'uso propagandistico dei fatti di Tor Sapienza.
Ma qualcuno di Roma o di Ostia, si ricorda gli appellativi all'indirizzo dei "romani" urlati prima da quei palchetti delle sagre padane e poi dagli scranni del Parlamento? Dove sono finiti orgoglio e memoria?

Negli ultimi giorni abbiamo assistito al tifo per la calata su Romaladrona di eleganti personaggi con cravatta verde.
Abbiamo ascoltato slogan da ultras che rivendicano la proprietà del territorio e poi, in tv e sui giornali, la raffica delle testimonianze dei cittadini della "porta accanto"  - ma non potrebbe rimanere chiusa a chiave quella "porta"? - seriamente allarmati perchè "cce stanno troppi negri che ce rubbeno il lavoro".

Un'ideale risposta a queste proteste arrivava sere fa da "8 e 1/2" dove il Ministro Alfano prometteva ai cittadini, accigliato e forbito, di rendere più sicure le periferie. 
"Ma il problema" - gli rispondevo dal divano - "è renderle più vivibili, non più sicure! Più vivibili, Alfano!  V I V I B I L I !".
Una periferia con dei bar più accoglienti (magari #noslot), un bel campo giochi funzionante con annesso asilo nido, una biblioteca fornita e allegra... Poi una scuola ripulita, nei cui paraggi anche qualche albero, panchine dove sbaciucchiarsi, servizi e mezzi pubblici adeguati... 

Con la vivibilità, si attenuerebbero visibilmente i conflitti e si potrebbero disinnescare le intolleranze. 

"Altro che sicurezza, ronde e manganelli!" strepitavo inascoltata, mangiandomi il cuscino dove ero seduta. "VIVIBILITA'!".

Solo con la vivibilità anche i "fagiani verdi", o neri, sarebbero afoni.


(Vivibilità)









1 commento:

Anonimo ha detto...

È vero che dobbiamo richiedere luoghi esterni vivibili, ma la mia preoccupazione oggi è che non si sa neanche più distinguere un luogo "vivibile" da uno "invivibile".Tra le tante grandi battaglie che si possono portare avanti a scuola io lotto per quella piccola del "tirar su la tapparella".
Mi spiego: spesso io entro in aula alla seconda o alla terza ora e trovo la quasi totalità delle tapparelle ben chiuse con relative luci artificiali accese. A me pare incredibile che non si senta la necessità di vedere il cielo, gli alberi (sono in una scuola di provincia) o semplicemente la luce del sole. I prof che mi hanno preceduto, gli alunni che stanno in quel luogo x 5-6 ore non hanno avuto desiderio di un luogo più vivibile! come dire che tanto ciò che si vive è così da subire che non vale neanche la pena migliorarlo....e in questo adulti e adolescenti sono complici....
Vorrei riproporre il tema della bellezza che rende più vivibile il nostro quotidiano, anche quando è aspro e difficile; il riconoscimento della bellezza è un'arte che raffina anche le nostre capacità di relazione con gli altri....
scusa le associazioni a ruota molto libera sul fagiano verde...fulvia