venerdì 8 agosto 2014

La mia "Izu"

Il clima è mite a Izu
passo la notte in un campo
suono d'onde.
(Santoka 1882-1940)

La serenità di questo haiku, la sensazione del clima "mite" di una notte estiva passata da Santoka, ovviamente all'aperto, addormentato con il sottofondo della risacca marina, ci trasporta nel molle clima della vacanza dove sono banditi orari, scadenze e abitudini cittadine.
Ognuno di noi ha un luogo, un posto dove sta bene anche se non risponde ai canoni facebook di spiagge bianche, coralli alle caviglie, goccioline su scollature, capelli al vento e ukulele. Sono sicura che ognuno ha il "suo Izu" che magari non è proprio capito da tutti - che volete farci! - ma a noi ci sta benissimo così, anche se non è fotogenico. 

Barcola, il lungomare di Trieste, non ha insenature nascoste o calette instagram da postare e i corpi in costume che la abitano non sono proprio da calendario. 
È un posto comodo, popolare e raggiungibile. 
L'acqua è pulita - la recessione siderurgica ha i suoi lati positivi - e chi la frequenta la sente sua. Se si desidera ecco un posto nei "topolini" pubblici serviti di bagni, docce, spogliatoi e solarium. Chi ha un'anima tra il grunge e il camperistico preferisce la pineta. 
Tutto da generazioni. Tutto a pochi metri dalla zuccherosa Piazza dell'Unità.


(Amo  questi "topolini")

Barcola la si abita, popolandola con l'intera famiglia nonna compresa; la si arreda con lettini, sedili e ombrelloni (sono ammessi anche quelli per la pioggia); la si ritrova ogni giorno auto-assegnandosi il posto, sempre quello; la si percorre su e giù con la passeggiata postprandiale lungo i tre chilometri di mare, pini, facce e corpi; la si gode sia a pochi mesi che a ottanta anni grazie alle discesine con corrimano dei topolini che permettono a tutti un bagno comodo; la si raggiunge in pausa pranzo tirando fuori, al volo, costume e asciugamano.

Per me poi è un punto di osservazione unico: sbircio titoli dei libri e i rebus delle settimane enigmistiche, ascolto chiacchiere in serbo, triestin, sloveno, croato, cinese e, non so perché, in napoletano, spio i baci degli adolescenti e i grugni delle vecchie coppie, mi beo della bellezza dei corpi anche di quelli stagionati, invidio la naturalezza dei vecchi, annuso i lattanti. 
Tutto da ferma. Tutto mi sfila davanti.
Sul pranzo menzione speciale. Alle 13 scocca l'ora X: le carte da gioco sui tavolinetti scompaiono in fretta, le tovagliette sventolano, le borse frigo si liberano dai ganci, i coperchi tupperware schioccano. 
"Il clima è mite a Izu" ci dice Santoka. E se anche voi avete un "Izu", questo è il momento di rivelarlo al mondo! Appuntamento a lunedì!


( a "Izu" è l'ora del caffè)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Il mio Izu lo conosci, decisamente non corrisponde ai canoni di facebook, sebbene Fabrizio riesca a fare delle foto che potrebbero suscitare un piccolo moto d'invidia in chi non c'è mai stato. L'acqua del mare di Focene, che il buon Mazzocchi deviniva "terza" già trent'anni fa (sic!) è ormai agli ultimi posti, tra alghe, schiumette non meglio indentificate, rifiuti di pranzetti dei giornalieri che invadono la spiaggia e di tutto e di più. Ma, in nessun altro posto vorrei stare quando riesco a ritagliarmi un momento di solitudine e mi sdraio sul letto... in un primo pomeriggio assolato, dopo un pranzo (più o meno luculliano) nella frescura della camera vedo dalla finestra ondeggiare al vento le cime dei pioppi sul vialetto, sento il loro frusciare mite che invita a chiudere gli occhi e a lasciar cadere dalla mani il libro. Oppure la sera, quando soffia il libeccio e nel silenzio, rotto solo dal passaggio di qualche macchina o dal vociare di qualche nottambulo, arriva l'eco della risacca ad ipnotizzare i sensi e i ricordi, prima di scivolare nei sogni. la Q

Anonimo ha detto...

Credo che l'Izu è in noi. Sentirsi in "Izu" in qualunque luogo, con qualunque clima, solo o in compagnia, è sinestesia pura con il tempo e il luogo.
Contrariamente, si può essere nel più bel luogo turistico, ma se non ci siamo con l'animo, è tutto sprecato.
Buona vacanza a tutti, dentro e fuori.
franco