giovedì 31 luglio 2014

Elogio dell'inchino


Con la lucertola
che china il capo - ascolto
le parole del sole
(Kusatao 1901-1983)

Chinati insieme alla lucertola al cospetto del sole, vorrei parlare con voi proprio dell' "inchino". In Giappone ci si inchina quotidianamente, è noto. 
Indimenticabile quello che scorsi recentemente in una stazione di Fukuoka. Addetti ai bagagli, capotreno, hostess, pulitori e macchinisti, compunti e devoti, chini all'unisono verso il treno prima della partenza, prima di una giornata di lavoro come tante. 
Penso ai nostri inchini. Quello dei fidanzati, quello tra arlecchino e colombina, quello di quando giocavamo a fare le principesse. Inchini teneri, per gioco. Poi c'è quello serio, deferente, nobile, commovente. Quello che si riserva a chi reputiamo esempio da seguire o di saggezza, nei confronti di una persona valorosa, coraggiosa. 
Aggraziata forma di devozione. Quello alla memoria. O quello aristocratico, tra pari.  
Mai untuoso o servile. 

Così, solo per ripassare un po', oggi voglio fare l'elogio dell'inchino.
Visto che ormai quando diciamo "inchino" la mente va a Schettino o a madonne caracollanti e omertose.

(Teatro Argentina di Roma. "Grazie, siete un pubblico meraviglioso. Grazie...Oh...Grazie...")

1 commento:

Anonimo ha detto...

...inchino alla luce, inchino all'ombra, inchino ai quattro punti cardinali... mi inchino a voi col pensiero, libero.
franco